Eccentrica, camaleontica, colorata, creativa, innovativa. Questi cinque aggettivi ci aiutano ad introdurre una grande artista del Novecento: Yayoi Kusama.

Io converto l’energia della vita nei punti dell’universo” Yayoi Kusama, dal film Kusama – Infinity.

Cenni Biografici

Yayoi Kusama nasce a Matsumoto (Giappone) nel 1929. I gentiori, Kamun e Shigeru Kusama, avevano un’azienda ben consolidata per la vendita di verdura, semi, e piante. Già a dieci anni, la giovane Kusama inizia a disegnare dimostrando il suo talento e la sua inclinazione. Inizia a frequentare la scuola d’arte e a studiare la pittura nihonga. Innamorata dei dipinti di Georgia O’Keeffe, decide di scriverle una lettera. Motivata dalla risposta ricevuta dalla sua musa ispiratrice – Georgia O’Keeffe -, Yayoi Kusama decide di trasferirsi a New York. Qui dipinge molti quadri monocromatici e inizia a ricevere le prime attenzioni dalla critica.

“In quei primi mesi ero molto povera, realizzavo tanti quadri, ogni giorno disegnavo e dipingevo così potevo sentirmi realmente appagata, il mio unico scopo era quello di fare la storia dell’arte negli Stati Uniti, ormai non riuscivo a pensare a nient’altro. Quando ero in aereo vedo dei motivi riflessi nell’oceano e li ricreavo nella mia arte” dal film Kusama – Infinity.

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La sua produzione artistica parte dall’arte concettuale e dalla tecnica dei pois verso una dimensione femminile, minimal, surreale ed espressionista nello stesso tempo. Un “fare pittura” nuovo, immediato e di grande impatto. Il “sogno americano” di Yayoi Kusama si realizza: espone alla galleria Brata e i grandi critici – come John Donn  – iniziano a elogiare la sua arte. Seguono mostre, eventi, film, sfilate di moda e performance: è il successo.

Yayoi Kusama The Obliteration Room, 2002 to present (Furniture, white paint, and dot stickers) Collaboration between Yayoi Kusama and Queensland Art Gallery. Commissioned Queensland Art Gallery, Australia. Gift of the artist through the Queensland Art Gallery Foundation 2012. Collection: Queensland Art Gallery, Brisbane, Australia Photograph: QAGOMA Photography © Yayoi Kusama

Dal sogno americano alla depressione

Nel 1973 Yayoi Kusama torna in Giappone. Nel suo paese natale però nessuno la riconosce come l’artista famosa che ha fatto strada nella Grande Mela. Per Kusama è come da ripartire da zero: nel suo Giappone lei è vista come una donna che ha fatto scandalo e non come un’artista di successo. Quest’etichetta che le impongono la porta alla depressione. Sono gli anni bui di Yayoi Kusama, un difficile periodo che la porta anche a tentare il suicidio. In ospedale prova l’arte-terapia e ritrova la sua passione per la vita e per la pittura. Nel 1989 una grande mostra a New York – al Center of International Contemporary Arts – rivaluta tutto il suo lavoro. Ma dobbiamo aspettare il 1993 per vedere rinascere quest’artista come una fenice – quando la Biennale di Venezia espone le sue opere nel padiglione del Giapponese. Finalmente il talento e la fama di Kusama viene riconosciuto (anche) nel suo paese.

Locandina del film su Kusama

Un’infanzia difficile

Per capire a fondo le opere di quest’eccezionale artista, dobbiamo fare due passi indietro e tornare alla sua infanzia. Quando era una bambina – a dieci anni – Kusama inizia a dipingere i suoi primi disegni a pois – ma incontra subito la disapprovazione dei genitori per questa sua vocazione. La madre le strappava i disegni dalle mani e per questo – triste – motivo la giovane Kusama iniziò a disegnare in maniera rapida (anzi frenetica) e quasi compulsiva – sviluppando un’attitudine che la accompagnerà nella sua carriera. La sua non era una famiglia felice: i rapporti tra i due genitori erano tutt’altro che sereni. Il padre aveva rinunciato al suo cognome per mandare aventi la moglie. Il padre – persa la sua autorità in famiglia – andava con altre donne e la piccola Yayoi veniva incaricata di spiarlo: sicuramente un trauma che si porterà dietro tutta la vita.

Infinity Mirror Room - Phalli's Field (Floor Show), 1965/2016 (detail). Installation view, Yayoi Kusama: Infinity Mirrors, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Smithsonian Institution, 23 February – 14 May 2017. Courtesy Hirshhorn Museum and Sculpture Garden. Photography: Cathy Carver
Infinity Mirror Room – Phalli’s Field (Floor Show), 1965/2016 (detail). Installation view, Yayoi Kusama: Infinity Mirrors, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Smithsonian Institution, 23 February – 14 May 2017. Courtesy Hirshhorn Museum and Sculpture Garden. Photography: Cathy Carver

Non solo Arte per Yayoi Kusama

Yayoi Kusama è un’artista poliedrica che ha voluto ampliare i suoi orizzonti artistici in diversi campi. Già a partire dal 1966 ha realizzato delle performance sicuramente provocatorie. In seguito, molto successo – e notorietà – è nata dalla collaborazione con Peter Gabriel con il quale ha creato il video Love Town nel 1994. Dalla musica alla moda: nel 2012 ha lavorato con Marc Jacobs, direttore artistico della maison francese Louis Vuitton – realizzando una serie di capi con i pois che l’hanno resa celebre. 

PHOTO CREDIT COPERTINA: Photography: © Noriko Takasugi

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