HANGOUTS III: a Venezia Lo Studio – Nadja Romain intreccia arte, design e artigianato contemporaneo

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HANGOUTS III Luc Ming Yan Vanilla, 2020 Oil on canvas | Olio su tela 150 x 150 cm
HANGOUTS III Luc Ming Yan Vanilla, 2020 Oil on canvas | Olio su tela 150 x 150 cm

Dal vetro alla ceramica, dal mosaico al tessuto, la terza edizione del progetto espositivo riunisce artisti, designer e maestri artigiani in un dialogo corale tra materia, memoria e trasformazione.

A Venezia, nel cuore di Dorsoduro, Lo Studio – Nadja Romain ha presentato HANGOUTS III, terzo capitolo di una serie espositiva nata per restituire la natura viva, fluida e relazionale dei dialoghi che Nadja Romain intreccia nel tempo con artisti, designer e maestri artigiani. Dal 17 marzo al 20 aprile 2026, lo spazio di Dorsoduro 928, Fondamenta Zattere, si è trasformato in un luogo di attraversamento creativo, dove opere, materiali e linguaggi differenti hanno costruito una narrazione aperta, fatta di incontri, affinità impreviste e corrispondenze materiche.

Dopo il successo delle prime due edizioni, HANGOUTS III conferma la vocazione del progetto: non una mostra costruita secondo un impianto curatoriale rigidamente predeterminato, ma una costellazione di presenze artistiche che nasce da conversazioni, relazioni e scambi continui. Nadja Romain riunisce in questa nuova tappa opere di Irene Cattaneo, Giovanna Ferrero Ventimiglia – Piccoli Smalti, Alexandre Philippe Franck, Clément Gloaguen, Paolo Gonzato, Annick Lehostran, Armand Louis, Maximilian Magnus, Lucia Massari, Béatrice Serre, Luc Min Yan e Osman Yousefzada, dando vita a un percorso in cui la dimensione personale del dialogo si apre a temi universali.

Al centro della mostra emergono motivi come esplosione, trasformazione, acqua, luce e patrimonio: nuclei poetici che non vengono imposti dall’esterno, ma affiorano organicamente dalle opere e dalle conversazioni che le hanno precedute. In questo senso, HANGOUTS III riflette anche il carattere duplice di Venezia, città di arrivi e partenze, di apparizioni e sedimentazioni, palcoscenico internazionale e insieme rifugio intimo. Lo Studio diventa così una soglia, un punto di convergenza in cui mostre passate, incontri spontanei e collaborazioni future si depositano in una comunità creativa in continua evoluzione.

Uno dei fili più intensi della mostra è quello della trasformazione della materia. La serie Turbulences di Clément Gloaguen, costruita attraverso immagini di nuvole, fumo, fuoco ed esplosioni, apre un dialogo visivo sulla frammentazione, sull’instabilità e sulla possibilità di rinascita. Le sue deflagrazioni trovano un contrappunto nelle opere in vetro di Irene Cattaneo, in cui l’alchimia tra acqua e fuoco dà origine a forme sospese, in bilico tra liquidità e solidificazione. Il vetro, nella sua dimensione fenomenologica, diventa per Cattaneo un dispositivo capace di restituire la luce della laguna, la memoria dei canali, la vibrazione cangiante di Venezia.

A questa tensione tra materia e mutazione si affiancano i mosaici di Béatrice Serre, che uniscono tecnica greco-romana e tradizione bizantina, trasformando materiali preziosi e insoliti in composizioni gioiose, arredi e décor monumentali. L’utilizzo del vetro tagliato proveniente dallo storico studio veneziano Orsoni introduce un ulteriore livello di senso: il patrimonio artigianale non viene qui semplicemente conservato, ma reinventato in forme contemporanee, futuribili, attraversate da energia e leggerezza.

Il rapporto con l’eredità artigianale veneziana attraversa anche il lavoro di Giovanna Ferrero Ventimiglia – Piccoli Smalti, le cui creazioni fondono sensibilità estetica, armonia cromatica e tecniche antiche reinterpretate in chiave contemporanea. Le opere in smalto, realizzate in edizione limitata, testimoniano una pratica in cui il saper fare diventa linguaggio vivo, capace di dialogare con il presente senza perdere la profondità della tradizione.

La mostra HANGOUTS III si muove costantemente tra arte e design, oggetto e installazione, superficie e funzione. Paolo Gonzato lavora su questa soglia, bilanciando geometrie impersonali ed elementi fragili, in opere che evocano anche le forme romboidali dei costumi degli Arlecchini veneziani. Lucia Massari, designer multidisciplinare veneziana, esplora invece la presenza fisica degli oggetti quotidiani attraverso design, installazioni e performance, in collaborazione con artigiani locali. Anche il lavoro di Armand Louis, architetto e designer svizzero e co-fondatore dello studio multidisciplinare atelier oï, si inserisce in questa riflessione sulla materia, attraverso un approccio sostenibile e transdisciplinare che attraversa vetro, legno, pelle e altri materiali.

Accanto a queste ricerche, Alexandre Philippe Franck porta in mostra una riflessione poetica sul tessuto, inteso come superficie, illusione, pittura, tenda o abito. Nel suo lavoro, ombre, linee e vuoti diventano strumenti per evocare emozioni e orizzonti immaginari. Anche Osman Yousefzada, artista e scrittore britannico-pakistano, utilizza tessuti, stampa, installazione, scultura e performance per indagare temi legati all’identità, alla migrazione e all’esperienza degli immigrati, portando nel percorso espositivo una dimensione sociale e culturale di grande intensità.

La materia, in HANGOUTS III, non è mai neutra. È memoria, gesto, traccia, trasformazione. Lo dimostrano anche le opere di Maximilian Magnus, pittore e collagista bavarese noto a livello internazionale, nelle quali la superficie diventa spazio di materializzazione emotiva; o quelle di Luc Min Yan, pittore francese nato nel 1994, che lavora con energia gestuale e contrasti cromatici, generando effetti astratti di luce. Annick Lehostran, già studentessa dell’Académie des Beaux-Arts di Marsiglia e fondatrice del brand Honoré, porta invece nella mostra una sensibilità legata alla ceramica e alla tensione tra materiali organici e industriali, crescita e decadenza.

Con HANGOUTS III, Lo Studio – Nadja Romain conferma la propria identità di piattaforma dinamica per arte, design, artigianato e comunità. Situato sulle Zattere, nel quartiere artistico di Dorsoduro, a pochi passi dal Peggy Guggenheim Museum e dall’Accademia, Lo Studio si configura come uno spazio in cui la pratica espositiva diventa occasione di incontro, scambio internazionale e costruzione di relazioni. Non solo un luogo in cui esporre opere, ma un ambiente in cui far emergere connessioni, processi e possibilità.

In un tempo in cui la produzione artistica tende spesso a essere letta attraverso categorie rigide, HANGOUTS III sceglie invece la via della prossimità, dell’ascolto e della contaminazione. La mostra restituisce il valore dei legami creativi, della conversazione come forma generativa, della materia come territorio di memoria e invenzione. A Venezia, città da sempre attraversata da culture, viaggi e trasformazioni, questo terzo capitolo di HANGOUTS diventa così una piccola geografia di incontri: fragile, luminosa, stratificata, profondamente contemporanea.