Piero della Francesca, Flagellazione, dopo il 1459, tempera su tavola, 67,5 × 91 cm. Urbino, Galleria nazionale delle Marche
Piero della Francesca, Flagellazione, dopo il 1459, tempera su tavola, 67,5 × 91 cm. Urbino, Galleria nazionale delle Marche

L’opera di Piero della Francesca: la Flagellazione di Cristo

Un’opera di grande importanza, la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, è un dipinto a tempera su tavola realizzato dopo il 1459  circa e conservato oggi presso la Galleria nazionale delle Marche. Il dipinto raffigura la Flagellazione di Cristo, evento narrato nei Vangeli secondo Matteo (27,26) e Marco (15,15), in cui Gesù viene flagellato da soldati romani per ordine di Ponzio Pilato. L’opera è caratterizzata da un grande rigore compositivo e da una straordinaria accuratezza nella resa dei dettagli. I personaggi sono rappresentati con un realismo assoluto, in modo tale da farli emergere con forza dal paesaggio circostante. Osserviamo subito l’assenza di emozioni dei personaggi; quella calma solenne manifestata che come sottolinea Bernard Berenson:  “e tuttavia non esiste Flagellazione più emozionante della sua, quantunque su nessun volto si scorga un’espressione in rapporto con l’avvenimento; anzi, quasi a rendere il fatto più severamente impersonale, Piero introdusse nel meraviglioso dipinto tre maestose figure in primo piano, impassibili come macigni”

Piero della Francesca, Flagellazione, dopo il 1459, tempera su tavola, 67,5 × 91 cm. Urbino, Galleria nazionale delle Marche
Piero della Francesca, Flagellazione, dopo il 1459, tempera su tavola, 67,5 × 91 cm. Urbino, Galleria nazionale delle Marche

Storia della Flagellazione di Cristo

Nell’opera di Piero della Francesca, la Flagellazione di Cristo, viene rappresentato Gesù che riceve il flagello da parte degli Ebrei. Non abbiamo informazioni circa la commissione e la destinazione originale della tavola, che però all’epoca di Passavanti era ricordata tradizionalmente come dono del Duca Federico da Montefeltro. Il tema della Flagellazione di Cristo era molto popolare durante il periodo rinascimentale ma non come soggetto di singole opere: lo ritroviamo specialmente all’interno di cicli su storie della Passione o della Vita di Gesù. Piero della Francesca sviluppò un suo personale stile nella rappresentazione del tema, caratterizzato da un senso della geometria e dell’armonia perfetti. Nell’opera di Piero della Francesca la composizione della scena è molto particolare: è divisa in due parti, con tre figure  a destra, sullo sfondo di una via cittadina e la flagellazione che avviene invece nella parte sinistra in un edificio classicheggiante. Due colonne in primo piano fanno da spartiacque con l’esterno. L’architettura è rigorosa e permette all’osservatore di comprendere i rapporti spaziali e di proporzioni tra le parti ben definite del dipinto.

Stile e prospettiva della Flagellazione di Cristo

L’opera di Piero della Francesca è realizzata con una precisione geometrica assoluta, che dona all’opera un aspetto estremamente rigoroso e lineare. La Flagellazione è capolavoro indiscusso –  importante non solo per l’artista, ma anche per la storia dell’arte: si ritiene infatti che sia il primo dipinto a essere stato realizzato dopo l’invenzione della prospettiva scientifica. Piero della Francesca usa qui la prospettiva a due punti di fuga per donare alla scena un senso di profondità. I due punti di fuga sono rappresentati dal gruppo degli apostoli e da Gesù che, in base all’uso della prospettiva, sembrano convergere verso il punto dove ci si aspetta trovino il centro dell’immagine. Il dipinto risulta quindi restituirci una tridimensionalità ottenuta secondo accurate leggi geometrico-matematiche, che vanno a testimoniare non solo l’interesse di Piero sull’argomento ma anche i suoi accurati studi. Osserviamo anche l’uso del rapporto aureo nel proporzionare le due metà del dipinto, ed anche nell’elaborato disegno del pavimento di marmo, perfettamente scorciato in prospettiva: un capolavoro nel capolavoro.

***Questo articolo è stato generato con l’uso di Intelligenza Artificiale e successivamente revisionato dalla nostra redazione. Ringraziamo Digitiamo che ci sta permettendo di testare le potenzialità delle nuove tecnologie in campo editoriale.**

1 commento

  1. […] I profili netti di molte figure contribuiscono a creare bidimensionalità. La scena risulta piatta, i contorni ben delineati, la composizione è geometricamente scandita. Le linee verticali più evidenti sono quelle degli alberi e della donna frontale che divide a metà la tela. La diagonale della Senna delinea una sorta di finta prospettiva, considerando che manca la profondità, mentre le vele e il fumo delle imbarcazioni che vanno in direzioni opposte contraddicono ogni logica. Il dipinto rappresenta un momento di svago e movimento ma la scena appare cristallizzata, un eterno pomeriggio in cui le figure, seppur intente a compiere delle azioni, risultano statiche. Seurat, più interessato alla resa del colore che alla rappresentazione naturalistica, studiò a lungo la scena. Disegnava ogni particolare dal vero, all’aria aperta, e poi riportava la versione definitiva sulla tela nel suo studio. Le figure ieratiche e la composizione geometrica ed enigmatica ricordano le antiche sculture egizie e greche ma anche il rinascimento di Piero Della Francesca. […]

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