Abbiamo avuto l’occasione di partecipare alla ReA! Art Fair alla Fabbrica del Vapore di Milano: in questa fiera dal sapore moderno e vibrante, abbiamo incontrato molti giovani artisti e potuto ammirare le loro opere. È stata letteralmente una ventata di novità e passione – per l’Arte, le nuove idee, i progetti creativi e tanto altro.

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Dal digitale alla scultura – i nuovi artisti esplorano e creano: il risultato per lo spettatore è davvero coinvolgente. Abbiamo deciso di intervistare alcuni di questi talentuosi artisti per conoscerli meglio, per avere il loro punto di vista ed essere coinvolti nelle loro storie e percorsi professionali. Oggi vi invitiamo a conoscere Gabriele Siniscalco, che ci ha accompagnato nella sua dimensione artistica fatta di linee nere che marcatamente raccontano il tempo, delineano l’esistenza. Gabriele Siniscalco si muove tra composizioni di scomposizioni creando opere di indiscusso fascino, tra identità e trasformazione.

“nella mia ricerca è davvero molto presente la scomposizione, intesa come nuova composizione […] in modo scomposto rappresenta il dar vita ad una nuova serie di immagini possibili, cambiando non tanto il contenuto, quanto la percezione dello stesso, trasformato” Gabriele Siniscalco

DETAILS DECOLLAGE Ora.Mai

L’intervista a Gabriele Siniscalco

  • Cosa ti ha spinto ad intraprendere il tuo percorso di artista?

Per poter rispondere a questa domanda bisogna, come per tanti aspetti originari, fare un passo indietro, quindi tornare a quella radice. Ricordo la prima bomboletta Viola con cui ho scritto il mio nome sul muro di Casa. Da quel giorno in poi mi ha spinto la voglia di creare anziché distruggere incidendo quell’urlo nel mondo prendendo il significato di “IO ESISTO”.

  • Cos’è per te fare Arte oggi ?

Per me fare Arte oggi significa appartenere a qualcosa, ciò che ho da dire potrebbe appartenere anche ad altri, ad un altro oltre me; superando quindi “io esisto” si arriva al “noi esistiamo”. Rappresenta un vivere collettivo. Faccio Arte perché va oltre “me” inteso come essere isolato. E’ il ponte tra me e gli altri, da singolo individuo del mondo a sentirmi parte di un tutto, rappresentando la fusione tra Amore e Vita.

Gabriele siniscalco @ BIENNALE VENEZIA
  • L’arte è ricerca e sperimentazione?

Assolutamente si, l‘Arte custodisce la ricerca, la curiosità e la cultura. Sperimentando ci si orienta e si conosce, questo bisogno arriva da dentro e può essere totalmente ignorante, l’importante credo sia nutrire questo sentimento, orientandosi secondo le proprie sensibilità. E’ senz’altro sperimentazione dal momento in cui nasciamo, cresciamo e inevitabilmente cambiamo.

  • Quali sono i materiali che utilizzi per creare le tue opere ? Quale vorresti sperimentare domani ?

Utilizzo materiali “autonomi”, nel senso che possiedono una loro durata, non amo intingere il pennino nel calamaio quando si scarica, meno che mai dipingere, dover creare colori, aspettare che si asciughino eccetera; amo la continuità. Mi piace il Nero che rappresenta l’opposto del bianco, dove si posano tutti i miei lavori. L’inchiostro di un pennino usa e getta rappresenta il mio medium artistico. Ciò che sento e’ che mi appartiene tantissimo il segno, in ogni linea c’e’ una sua vibrazione che la distingue dalla successiva. In futuro mi vedo a liberare queste linee racchiuse nel figurativo, concentrandomi più su una ricerca di Texture, poi mai dire mai. Preferisco pensare al presente. 

TEXTURE VERTICALE DETAILS
  •  L’arte è un veicolo di messaggi, c’è un messaggio dietro le tue opere ?

Credo alcune opere siano molto più di un veicolo di messaggi. Nei lavori fin ora realizzati, emerge una vicinanza più che estetica poetica, dove i lavori hanno come comun denominatore la scomposizione dell’immagine, in tutte e’ possibile scorgere il doppio, l’opposto, la ri-creazione di un’immagine unica attraverso la fusione di due, ciò che potrebbe essere una visione  intima,  privata, subito diventa una cosa di tutti, per tutti. Il mio messaggio è che l’Arte deve piacere, deve possedere il potere di lasciare qualcosa, sia pur negativa, deve rappresentare un arresto, in questo mondo sempre più frenetico. 

Credo quindi, il messaggio principale sia quello di rappresentare uno specchio tra me e chi vive l’opera, creando quella vicinanza, quel ponte invisibile che ci collega tutti quanti. Lasciando all’interno di queste persone un segno … Un pensiero.

CA PESARO VENEZIA
  • Come hai vissuto il lockdown ?

Non bene. Mi ha fatto riflettere principalmente. Ha reso più vicine le persone a noi vicine e più distanti le persone a noi distanti, quindi sé viene compresa a pieno questa frase emerge il sempre più pericoloso e anti-umano “distanziamento sociale”. Non fisico, bensì profondamente Sociale.

Viviamo in un preciso periodo storico dove l’uomo, secondo il mio intimo punto di vista, si sta “trasformando” in essere autonomo limitando lo scambio, rinunciando a dei valori che mettono sempre più in ombra “l’altro” oltre a noi. Diffidenza e alienazione stanno prendendo sempre più piede nella vita che ci circonda, oggi più che mai temiamo lo sconosciuto vivendo paradossalmente in un contesto sempre più precario ed estraneo.

C’è però da aggiungere che vivendo tutti lo stesso obbligo civico-sanitario si è presto respirata un aria di popolo, di unione e fratellanza che ha avuto il potere di “rallentare” la frenetica quotidianità, dandoci nessun escluso la possibilità di riflettere sul nostro vivere contemporaneo.

Gabriele Siniscalco – Al lavoro
  • Quali sono i tuoi progetti futuri ?

I progetti che realizzo prendono vita dalle circostanze che respiro, in questo momento mi sto soffermando sul Dinamismo;  sul discorso del movimento e della staticità di più persone. Ora più di ieri colpisce vedere lunghe file di corpi “distanziati”. Credo sarà la tematica che porterà alla luce il nuovo lavoro. 

  • Quali sono le tue riflessioni sul mercato dell’arte emergente oggi in Italia ?

Questa scomoda domanda mi fa riflettere su ciò che in prima persona ho vissuto. Da Artista emergente sento una grande crisi dei valori che si instaura nel panorama artistico contemporaneo, mi è capitato più volte di vivere delle situazioni spiacevoli con curatori che mi declassavano, irrispettosi e presuntuosi personaggi che hanno mancato di rispetto più che a me, alla mia Arte. Da emergente sento una grande rabbia che mi fa voler urlare ancora più forte per non essere schiacciato, per essere preso in considerazione. 

Credo dunque sia il momento di comprendere quanto l’Arte non rappresenti un faretto puntato sul viso di personaggi ambigui per  pochi istanti, ma al contrario, rappresenti la comunione e la vicinanza con l’altro. Scegliere di fare Arte rappresenta un modo di vivere e di essere; è fin troppo coraggioso oggi rinunciare ad una stabilità per portare avanti un credo profondo. E’ una follia ed e’ per questo che la inseguiamo in tantissimi.

L’Arte per emergere ha bisogno di spazio, uno spazio che spesso ci viene negato. Noi di risposta spingiamo ancora più forte, costruendoci il nostro Museo. Io personalmente, non mollerò mai. 

DECOLLAGE
  • Quanto influisce il digitale nella tua creazione artistica?

Molto. Credo influenzi un pò tutti, abbiamo a portata di mano una quantità quasi illimitata di possibili ricerche, curiosità e notizie … E’ a mio parere inevitabile non esserne anche in minima parte influenzati. Nella ricerca artistica che adotto l’influire digitale più forte, credo di viverlo quando cerco documenti e fatti storici, idee possibili e materiali che mi aiutano ad orientarmi all’inizio di ogni nuovo progetto. Oggi l’Arte si e’ digitalizzata moltissimo mostrando un lato affascinante e contemporaneo. 

Nei mie lavori e’ a tratti impercettibile l’acquisizione digitale, ma dietro ogni lavoro si cela uno studio compositivo, un adattamento fotografico ed estetico, che rientrano perfettamente nel panorama “grafico-digitale” della creazione artistica. 

Gabriele Siniscalco – 1.68 Ricordo su Misura
  • Ci racconti un opera a cui sei particolarmente legato ?

Sono legato a tutti i lavori fin ora realizzati, in particolar modo ad un opera che non possiedo più, forse per questo chissà, di certo so che rappresenta la prima vera opera da me realizzata con la Texture Verticale. Questo contribuisce nel mio caso a sentire un forte attaccamento per via della tecnica che ancora oggi mi risponde, forse più di ieri.

L’opera è “1.68 ricordo su misura” il titolo indica la dimensione di un ricordo, ovvero la sensazione di ciò che è stato il mio trasferimento dalla Campagna, dove sono cresciuto e spesso ritorno per staccare e creare, alla Città, in particolare ad una finestra nelle tante finestre dove mi ero andato a collocare. Completamente poco abituato a vivere uno spazio così differente ho iniziato a sviluppare un pensiero, portandomi anni dopo alla realizzazione di questo lavoro.

Un gioco di forme e valori  tanto  privati quanto pubblici che si sovrappongono nelle pagine di 108 taccuini aperti,  invitando l’osservatore ad interagire con l’opera, girando le pagine, scomponendolo e mutando l’immagine iniziale. Ho fatto dunque di due immagini molto diverse quali la mia Campagna e la nostra Città un “unicum” dove abitare, provando a trasferire con me frammenti di questi ricordi e comparandoli ad uno scenario drasticamente diverso. 

E’ stato un anno fondamentale il 2018-2019, segnandomi e dandomi la possibilità di esporre la mia prima opera, mostrandola ad un vastissimo pubblico, più di quanto mai mi aspettassi; ovvero alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna Cà Pesaro di Venezia (entrando a far parte della collezione privata del museo) e poi, all’interno del padiglione Venezia ai Giardini della Biennale nella sua 58esima esposizione: (May you Live in Interesting Times). E’ stata un’esperienza talmente tanto grande che oggi ancora faccio i conti con quella prima porta che mi si è aperta, su questo palcoscenico enorme, che è il mondo dell’Arte.

DETAILS 1.68 Ricordo su Misura
  • Scomporre per ricreare, quale nuova identità ricerchi nelle tue opere ?

Mi e’ sempre piaciuto indagare sulle diverse composizioni derivanti dalla stessa cosa. Quante possibili immagini scomposte escono da una sola ? e mettendone  due ? con tre ? … Come indica la domanda, nella mia ricerca è davvero molto presente la scomposizione, intesa come nuova composizione; ad esempio, rimettere insieme i pezzi di un puzzle in modo scomposto rappresenta dar vita ad una nuova serie di immagini possibili, cambiando non tanto il contenuto, quanto la percezione dello stesso, trasformato. 

Emerge qualcos’altro che non perde la sua identità originaria,eppure ai nostri occhi e’ diverso, cambiato; si è trasformato in qualcosa di indefinibile, frutto della fusione, essenza di tutte le cose. Credo sia questa la nuova identità che ricerco e presento nei miei lavori. 

  • Nelle tue opere la linea è protagonista? Qual’e’ la sua valenza ?

Proprio come un cerchio, per chiudere questa intervista cito la primissima domanda, ovvero cosa mi ha spinto ad intraprendere il mio percorso di artista… Questa linea deriva proprio da quell’origine, ovvero il forte bisogno di sentire di esistere, rappresenta quel segno nel mondo, quel graffito maturo. Un attimo. E’ la certezza di esistere rappresentata in una linea, un segno di passaggio, indelebile e allo stesso tempo fragile come fragile e’ il foglio di carta su cui si posa.

Racconta il mio tempo, quel tempo impresso in una linea. Ha la valenza dell’inchiostro per uno scrittore, questo non ha bisogno di colori né di pennelli; ha bisogno solo di scrivere Nero su Bianco quello che vive, ed io, con lo stesso bisogno, ciò che penso lo incido nella carta. Lo scrivo in questo Tempo. 

Biografia 

Gabriele Siniscalco nasce a Roma un sabato mattina dell’11 Giugno 1994.
Cresciuto in famiglia d’arte, da subito esprime un forte interesse per la Decorazione.
Compiuti gli studi all’ISA Roma 1, inizia la sua attuale formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Oggi, prossimo alla laurea è pronto ad esprimere il suo interesse nell’avvicinare l’osservatore all’opera, creando un dialogo tra chi produce e chi, invitato ad interagire, la vive.

Nei suoi lavori è permanente l’interesse di raccontarsi, trovando dall’altra parte un pubblico che come uno
specchio assorbe ciò che sente appartenersi, creando così tra lui e chi vive l’opera, un legame fatto di memorie. Il fine è volto alla ricerca di tematiche vere, cariche di problematiche contemporanee che raccontano il suo tempo.

La memoria viene riflessa nei lavori attraverso l’uso costante del segno nero, su bianco. Un segno Verticale che esprime il bisogno interiore di comunicare attraverso un linguaggio del tutto personale, prendendo forma dalle ispirazioni circostanti.

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