Vincent van Gogh, Notte stellata, 1889, olio su tela, cm 73,7 x 92. New York, Museum of Modern Art (MoMa)
Vincent van Gogh, Notte stellata, 1889, olio su tela, cm 73,7 x 92. New York, Museum of Modern Art (MoMa)

Notte stellata

Notte stellata (De sterrennacht) è uno dei dipinti più famosi al mondo. Realizzato nel 1889 dal Maestro olandese Vincent van Gogh, oggi è conservato al Museum of Modern Art di New York.

“Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni.” V.Van Gogh

Genesi di un capolavoro

La “Notte stellata” raffigura la visione notturna di un paesaggio di Saint-Rémy-de-Provence. Van Gogh dipinge quello che sarà un grande capolavoro nei suoi ultimi mesi di vita. Vincent capisce che la sua salute mentale è compromessa (c’era stata anche una petizione per rinchiuderlo) e l’8 maggio 1889 entra volontariamente nella Maison de Santé di Saint-Paul-de-Mausole, un convento convertito in ospedale psichiatrico a Saint-Rémy-de-Provence, vicino ad Arles. Qui scriverà: «osservando la realtà della vita dei pazzi in questo serraglio, perdo il vago terrore, la paura della cosa e a poco a poco posso arrivare a considerare la pazzia una malattia come un’altra». Vincent, oltre alla sua stanza aveva qui a disposizione una camera vuota in cui poteva dipingere. E dipinse molto:  centoquaranta dipinti, fra i quali la Notte stellata.

Vincent van Gogh, Notte stellata (Saint-Rémy, giugno 1889); penna e inchiostro, 47×62.5 cm, museo Shchusev, Mosca.
Vincent van Gogh, Notte stellata (Saint-Rémy, giugno 1889); penna e inchiostro, 47×62.5 cm, museo Shchusev, Mosca.

Analisi dell’opera la “Notte Stellata”

In primis dobbiamo sottolineare la forza straordinaria di questo dipinto. Visto dal vero, al Moma, questo capolavoro è letteralmente magnetico. Van Gogh dipinge una notte universale e drammatica – una notte che ha potuto vedere (e reinterpretare) dalla finestra della sua stanza nel manicomio di Saint-Rémy. Questa “notte stellata” viene interiorizzandola e diviene trascritta e dipinta sulla tela come una visione quasi onirica che raccoglie emozioni, timori, visioni. È espressione dell’anima di Van Gogh, un’anima tanto inquieta quanto affascinante. A sinistra troviamo un cipresso (elemento fondamentale per la prospettiva), che si erge con la sua forza verso il cielo notturno – quasi come una fiamma scura che tende all’infinito.

Dettaglio: Vincent van Gogh, Notte stellata, 1889, olio su tela, cm 73,7 x 92. New York, Museum of Modern Art (MoMa)

Vincent dipinge qui un villaggio di campagna – che può essere Saint-Rémy ma anche Nuenen, o una reminiscenza del suo paese natio -. A destra c’è un bosco che sembra quasi voler abbattersi sul villaggio come un maremoto con onde gigantesche. Le montagne, sono invece realizzate da linee ondulate. L’orizzonte nel dipinto è basso: domina il cielo stellato che rappresenta l’lo emotivo – e sicuramente drammatico e tormentato – di Van Gogh. Le stelle sembrano ruotare vorticosamente su sé stesse come fossero dei gorghi – effetto reso da pennellate materiche. In questo cielo con le sue stelle – che paiono anime smarrite, sole e allucinate – troviamo tutto il tormento di van Gogh: una potente raffigurazione di un’anima inquieta. 

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La datazione dell’opera

La maggior parte dei critici ed esperti convengono che Van Gogh dipinse la Notte stellata poco prima dell’alba del 19 giugno 1889. Questa ipotesi di data è avallata da una lettera di Vincent, indirizzata al fratello Theo «un paesaggio con gli ulivi e anche uno studio di un cielo stellato». Ci sono tuttavia diverse controversie sul tema della datazione: Van Gogh infatti fa riferimento al dipinto in una lettera del 31 maggio (lettera n. 593) e in altre due lettere (lettere n. 594 e n. 595 rispettivamente del 9 giugno e del 19 giugno 1889) nel quale già menziona il suo dipinto. Riportiamo una di queste intense lettere:

«Questa mattina dalla mia finestra ho guardato a lungo la campagna prima del sorgere del Sole, e non c’era che la stella del mattino, che sembrava molto grande. Daubigny e Rousseau hanno già dipinto questo, esprimendo tutta l’intimità, tutta la pace e la maestà e in più aggiungendovi un sentimento così profondo, così personale. Non mi dispiacciono queste emozioni. […] Credo che faresti bene a lavare quelle tele che sono ben asciutte con acqua e un po’ di alcool etilico per togliere il grasso e l’essenza della pasta. Così anche per il Caffè di notte, il Vigneto verde, e soprattutto per il paesaggio che era nella cornice in noce, Anche per la Notte (ma lì ci sono ritocchi recenti, che con l’alcool etilico potrebbero spandere). […] Per quanto riguarda la mostra degli indipendenti, mi è assolutamente indifferente, fa’ come se non ci fossi. Per non rimanere assente e per non esporre qualcosa di troppo pazzo, forse potresti mandare la Notte stellata e il paesaggio verde-giallo, che era nella cornice di noce. Poiché sono due quadri di colori contrastanti, forse riusciranno a dare agli altri lo spunto per ottenere effetti notturni migliori.[…]»(Lettera n. 593 a Theo, 2 giugno 1889)

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