Oltre lo sguardo: Gianluca Balocco esplora i confini della percezione

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Gianluca Balocco, Abandon Sight – D, 2026, stampa cromolografica Epson 2600 dpi su carta Hahnemühle Ultra Smooth archival, accoppiata a Dibond, con cornice, 60 × 60 cm © M.O.O.R. / Gianluca Balocco
Gianluca Balocco, Abandon Sight – D, 2026, stampa cromolografica Epson 2600 dpi su carta Hahnemühle Ultra Smooth archival, accoppiata a Dibond, con cornice, 60 × 60 cm © M.O.O.R. / Gianluca Balocco

A BUILDING TERZO PIANO, dal 5 novembre al 5 dicembre 2026, la mostra Abandon Sight, curata da Serena Tabacchi, esplora nuove forme di visione attraverso fotografia, neuroscienze, sistemi interattivi e intelligenza artificiale. Un percorso in cui il pubblico non è soltanto spettatore, ma parte attiva nella costruzione dell’immagine.

Cosa accade quando un’opera d’arte non si limita a essere osservata, ma reagisce al nostro sguardo? E quando la tecnologia, anziché produrre semplicemente nuove immagini, diventa uno strumento per mettere in discussione il nostro modo di percepire la realtà? Sono alcune delle questioni al centro di Abandon Sight, la personale di M.O.O.R. – Gianluca Balocco, ospitata negli spazi di BUILDING TERZO PIANO a Milano dal 5 novembre al 5 dicembre 2026. Curata da Serena Tabacchi, figura attiva nel panorama dell’arte contemporanea e digitale e fondatrice del MoCDA – Museum of Contemporary Digital Art, la mostra propone un’esperienza immersiva e multisensoriale che attraversa fotografia, elaborazione algoritmica, luce, suono, componenti olfattive e dispositivi interattivi. Il titolo, Abandon Sight, suggerisce un apparente paradosso: abbandonare la vista per imparare a vedere diversamente. Non si tratta di rinunciare alla dimensione visiva, ma di superare gli automatismi attraverso cui interpretiamo le immagini, lasciando spazio all’incertezza, alla trasformazione e a una percezione più consapevole.

Dalla memoria degli antichi tessuti alle immagini contemporanee

Il punto di partenza del progetto è particolarmente interessante: gli antichi arazzi e tappeti della Collezione Moshe Tabibnia, conservati a Milano, diventano la matrice di una ricerca artistica che intreccia patrimonio storico e sperimentazione tecnologica. Balocco osserva le trame, le simmetrie, i colori e le tracce del tempo presenti nei tessuti antichi, trasformandoli in materiali per nuove elaborazioni visive. Le superfici tessili perdono progressivamente la loro funzione originaria per diventare paesaggi mentali, figure enigmatiche, presenze antropomorfe e stratificazioni di memoria. Da questa indagine nasce Neural Thrill, un orientamento della ricerca dell’artista dedicato alla riattivazione percettiva di immagini e memorie preesistenti. Il dialogo tra antico e contemporaneo non si esaurisce quindi in un’operazione estetica. Il patrimonio storico viene interpretato come un archivio aperto, capace di generare nuovi significati attraverso il confronto con i linguaggi del presente. È un aspetto che rende Abandon Sight particolarmente attuale: in un’epoca caratterizzata dalla produzione incessante di immagini digitali e sintetiche, Balocco torna a interrogare la materia, la memoria e le tracce del passato, utilizzando la tecnologia per costruire nuove relazioni tra ciò che vediamo e ciò che ricordiamo.

Quando l’opera osserva lo spettatore

Uno degli aspetti più significativi della mostra emerge in The4thDimension – Transland (2025), opera interpercettiva presentata per la prima volta in Italia in questa configurazione. Qui il tradizionale rapporto tra osservatore e opera d’arte viene completamente ripensato. Attraverso un sistema di tracciamento oculare, l’installazione rileva le dinamiche dello sguardo del visitatore e le utilizza per determinare quale, tra decine di migliaia di configurazioni potenziali, si manifesterà. L’immagine non è più un oggetto stabile da contemplare, ma un sistema dinamico che prende forma attraverso l’interazione con chi guarda. L’universo visivo dell’opera nasce da migliaia di fotografie di paesaggi italiani realizzate dall’artista e successivamente rielaborate anche attraverso l’intelligenza artificiale, fino a immaginare scenari distopici collocati cinquecento anni nel futuro. È importante distinguere i due livelli tecnologici: l’intelligenza artificiale interviene nella costruzione dell’immaginario visivo, mentre l’interazione con il pubblico si basa su un sistema di tracciamento oculare. Ne deriva una riflessione che supera il semplice utilizzo delle tecnologie nell’arte. Se l’immagine cambia in relazione a chi la osserva, il pubblico assume un ruolo attivo nella sua manifestazione. Ogni esperienza diventa potenzialmente differente, aprendo interrogativi sulla natura dell’opera, sulla percezione individuale e sulla relazione tra essere umano e sistema tecnologico. A questa dimensione si affianca Oracle (2026), un’applicazione algoritmica che restituisce un responso a partire dall’esperienza del visitatore, introducendo ulteriori elementi di imprevedibilità.

Il tempo, la luce e una nuova esperienza sensoriale

L’indagine sulla percezione attraversa l’intera mostra, concepita come un’unica installazione articolata in linguaggi differenti. In Abandon Sight – Impermanence Insight (2026), una tela elettronica presenta un’immagine che si trasforma lentamente nell’arco di quasi cinque ore. Il cambiamento è talmente graduale da mettere in crisi la nostra abitudine a riconoscere e classificare immediatamente ciò che vediamo. L’opera invita a recuperare una dimensione temporale della contemplazione, in contrasto con la velocità che caratterizza gran parte della nostra esperienza quotidiana delle immagini. In Abandon Sight – Vanitas Neuralis (2025), invece, un dispositivo luminoso modifica progressivamente la percezione cromatica dell’opera. Il colore non appare più come un attributo fisso della superficie, ma come il risultato di una relazione variabile tra immagine, luce e ambiente. La componente multisensoriale è ulteriormente sviluppata attraverso gli interventi sonori di RobinG (Roberta Gilardi), che accompagnano Impermanence Insight e il video Abandon Sight – Brutalist (2025), e attraverso un intervento olfattivo site-specific di Fulco Abbate. Quest’ultimo introduce una composizione di essenze che richiama rizomi, terra e pietra bagnata, insieme a note muschiate. L’esperienza estetica si estende così oltre la dimensione puramente visiva, coinvolgendo differenti modalità sensoriali e suggerendo una relazione più complessa tra corpo, ambiente e immagine.

Gianluca Balocco, Abandon Sight – F, 2026, stampa cromolografica Epson 2600 dpi su carta Hahnemühle Ultra Smooth archival, accoppiata a Dibond, con cornice, 60 × 60 cm © M.O.O.R. / Gianluca Balocco
Gianluca Balocco, Abandon Sight – F, 2026, stampa cromolografica Epson 2600 dpi su carta Hahnemühle Ultra Smooth archival, accoppiata a Dibond, con cornice, 60 × 60 cm
© M.O.O.R. / Gianluca Balocco

Gianluca Balocco e il pensiero ibrido

Nato a Verona nel 1964, Gianluca Balocco è artista, architetto e ricercatore dei linguaggi visivi. Attraverso il nome M.O.O.R., acronimo di Mind Opens Our Reality, sviluppa da oltre quarant’anni una ricerca che attraversa fotografia, elaborazione digitale e sistemi percettivi. Già nel 1993 viene invitato da Achille Bonito Oliva alla XLV Biennale di Venezia con Viaggio senza Passaporto, mentre nel 2024 partecipa come Special Guest al Padiglione del Camerun della 60ª Biennale di Venezia. La sua ricerca più recente integra neuroscienze, oculometria, biometria e intelligenza artificiale, sviluppando un approccio che l’artista definisce pensiero ibrido. In questa prospettiva, fotografia, disegno, osservazione della realtà, processi digitali e algoritmi non costituiscono linguaggi separati, ma elementi di un’unica pratica artistica. Non è tanto la tecnologia a definire l’opera, quanto la possibilità di utilizzarla per modificare la nostra relazione con le immagini. Nel 2026 Balocco ha inoltre pubblicato con ILI Editore Il campo osmotico della percezione. Un artista tecno-umanista nell’era dell’allucinosi digitale, volume che approfondisce le connessioni tra percezione, coscienza e trasformazione dell’immagine contemporanea.

Ripensare il nostro modo di vedere

Abandon Sight si inserisce in un dibattito sempre più importante per l’arte contemporanea: quello sul rapporto tra immagine, tecnologia e percezione. In un contesto culturale in cui l’intelligenza artificiale rende possibile generare immagini con crescente facilità, la ricerca di Balocco pone una questione differente. Non soltanto quali immagini possiamo produrre, ma come possiamo imparare a guardarle. L’elemento più interessante del progetto risiede proprio in questo spostamento: dall’immagine come risultato all’immagine come esperienza, dalla contemplazione passiva a una relazione che coinvolge attenzione, memoria e presenza fisica. Attraverso la curatela di Serena Tabacchi, la mostra costruisce un incontro tra patrimonio storico e linguaggi tecnologici, senza perdere di vista la dimensione profondamente umana della percezione. Perché, forse, la sfida più interessante dell’arte nell’era dell’intelligenza artificiale non è insegnare alle macchine a vedere, ma interrogarci nuovamente su cosa significhi vedere per noi.

Informazioni sulla mostra

M.O.O.R. – Gianluca Balocco | Abandon Sight
A cura di Serena Tabacchi
BUILDING TERZO PIANO, via Monte di Pietà 23, Milano
Dal 5 novembre al 5 dicembre 2026
Opening: giovedì 5 novembre, ore 17.00–20.30
Orari: martedì–sabato, 10.00–19.00
www.building-gallery.com