La Vocazione di San Matteo: un capolavoro tra realismo e simbolismo

La Vocazione di San Matteo è uno straordinario capolavoro realizzato da Michelangelo Merisi detto Caravaggio tra il 1599 e il 1610. Si trova a Roma, nella Cappella Contarelli, nella chiesa di San Luigi dei Francesi. É un dipinto olio su tela di grandi dimensioni: misura infatti 322×340 cm.

Descrizione dell’opera: La Vocazione di San Matteo di Caravaggio

Osservando il dipinto “La Vocazione di San Matteo” ci ritroviamo in una stanza dove cinque uomini sono seduti attorno ad un tavolo quadrato non centrato ne dipinto ma posto nella parte sinistra della tela. Osserviamo un giovane il personaggio più a sinistra, intento a contare delle monete. Alle sue spalle un personaggio più anziano osserva la conta dei soldi tenendo con la mano un paio di occhiali sul naso. Spostandoci al centro di questa scena, frontalmente al piano pittorico, osserviamo due uomini – un anziano con una folta barba e un giovane vestito da milite con il viso rivolto versi i due personaggi di destra.

Caravaggio, Vocazione di San Matteo, 1599-1602, olio su tela, 322 x 340 cm. Roma, Chiesa di San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli
Caravaggio, Vocazione di San Matteo, 1599-1602, olio su tela, 322 x 340 cm. Roma, Chiesa di San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli

Un altro giovane vestito da milite è seduto su una panca e da le spalle allo spettatore ed indossa una divisa scura con le maniche bianche a strisce nere. Anche lui ha lo sguardo rivolto verso i due uomini entrati da destra. I due uomini sono Gesù – che identifichiamo subito con l’aureola – e l’Apostolo Pietro. San Pietro è dipinto di schiena e con la mano destra indica uno dei personaggi seduto al tavolo. Gesù Cristo alza la sua mano destra ed indica una figura come a chiamare a sé il futuro apostolo Matteo. Cristo e San Pietro sono vestiti con una tunica e mantelli mentre sottolineato che i personaggi seduti al tavolo indossano abiti contemporanei. Fa da sfondo una finestra con i vetri scuri. Una luce che proviene da dietro Cristo irradia la scena.

Caravaggio sarà piuttosto il primo dell’età moderna. Il pubblico cerchi dunque di leggere ‘naturalmente’ un pittore che ha cercato di essere ‘naturale’, comprensibile; umano più che umanistico; in una parola, popolare. Roberto Longhi

La lettura dell’opera: interpretazioni. Chi è Matteo?

Il dipinto si ispira all’episodio raccontato in Matteo 9,9-13.

Matteo 9,9-13. 9 Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

Caravaggio nel dipinto “La Vocazione di San Matteo” raffigura il momento in cui Gesù incontra Matteo e lo chiama a seguirlo. Matteo era ben lontano dal mondo spirituale: era infatti un esattore delle tasse. Non è comunque chiaro chi sia Matteo in questo capolavoro: molti critici dell’arte hanno ipotizzato sia l’uomo con la barba che indica se stesso come per dire “state chiamando me?” Una seconda teoria identifica Matteo nel ragazzo seduto a capotavola – ipotesi che il Prof. Roberto Filippetti, docente di “Iconologia e iconografia cristiana” nel Master in Architettura, arti sacre e liturgia presso l’Università Europea di Roma ritiene assolutamente erronea.

La Luce

La luce è un protagonista di questo dipinto. Irradia la scena con una funzione ben chiara, dandoci la chiave di lettura della direzione della scena: da destra a sinistra. É la luce della misericordia divina – ma non solo. Maurizio Calvesi ci spiega che il gesto della chiamata di Cristo corrisponde ad un passo riportato nella bolla di riabilitazione di Enrico IV del 1595: “Noi consideriamo la sovrabbondanza della Grazia divina nella tua conversione e riflettiamo come tu, dalla più densa oscurità degli errori e delle eresie, quasi da un abisso del male, per un atto potente della destra del Signore, sia avvenuto alla luce della verità”. É quindi anche la luce della verità, che qui attraversa la tensione drammatica e realistica, sapientemente rappresentata da Caravaggio per raccontare ed enfatizzare un momento sacro.

L’arte di Caravaggio è fatta di buio e di luce. Le sue immagini presentano, come sotto un riflettore, momenti di esperienza umana spesso estremi e tormentati. Un uomo è decapitato nella sua camera da letto, il sangue che gli sgorga da un profondo squarcio nel collo. Un uomo è assassinato sull’altare maggiore di una chiesa. Una donna è colpita al ventre da una freccia a bruciapelo. Le immagini di Caravaggio congelano il tempo, ma sembrano anche librarsi sull’orlo del dissolvimento.
Andrew Graham-Dixon

dettaglio - Caravaggio, Vocazione di San Matteo, 1599-1602, olio su tela, 322 x 340 cm. Roma, Chiesa di San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli
dettaglio – Caravaggio, Vocazione di San Matteo, 1599-1602, olio su tela, 322 x 340 cm. Roma, Chiesa di San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli

La gestualità

Di particolare rilevanza è la gestualità che nelle opere di Caravaggio assume spesso una forte valenza simbolica: un fermo immagine che porta tutta l’intensità del momento rappresentato, tra realismo, chiaroscuro e nuove interpretazioni figurative. Il gesto di Cristo è l’immagine speculare della mano più famosa della storia dell’Arte che troviamo nella Creazione di Adamo di Michelangelo – che Caravaggio avrà sicuramente studiato. Altri storici dell’arte hanno sottolineato l’affinità del gesto di Cristo della Vocazione di San Matteo con quello che osserviamo ne’ “Il Tributo di Pietro” di MasaccioDa sottolineare infine che recenti studi e radiografie all’opera hanno rilevato che la figura di San Pietro, è stata aggiunta in un secondo momento.