Paul McCarthy: desiderio, potere e archetipi disturbanti allo spazio SOLO CSV Contemporary di Madrid

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A&E, KNEE SUCK, Santa Anita session_2020 © PaulMcCarthy - CourtesyHouser&Wirth
A&E, KNEE SUCK, Santa Anita session_2020 © PaulMcCarthy - CourtesyHouser&Wirth

A Madrid le Drawing Sessions con Lilith Stangenberg

Dal 6 marzo al 16 maggio 2026 lo spazio SOLO CSV Contemporary di Madrid presenta A&E, Adolf/Adam & Eva/Eve, Drawing Sessions 2020–2022, progetto di Paul McCarthy realizzato in collaborazione con Lilith Stangenberg e prodotto insieme a Hauser & Wirth. La mostra riunisce una serie di disegni nati da sessioni performative improvvisate tra i due artisti, in cui il gesto grafico diventa registrazione diretta dell’azione e della relazione tra i performer. Non si tratta di disegni preparatori né illustrativi: sono tracce di un processo vivo, quasi documenti di una performance.

A&E, POZZZY, Santa Anita session_2021©PaulMcCarthy – CourtesyHouser&Wirth

Il fascismo come “macchina del desiderio”

Da oltre cinquant’anni Paul McCarthy esplora i lati più oscuri della cultura occidentale. La sua pratica attraversa territori dove crolla il consenso culturale: repressione, oscenità, violenza strutturale, potere. In questo progetto il punto di partenza è l’incontro tra McCarthy e l’attrice tedesca Lilith Stangenberg durante una performance video alla Volksbühne am Rosa-Luxemburg-Platz di Berlino. Durante quell’esperienza entrambi riconobbero un riferimento comune: Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani, film che indaga la relazione disturbante tra vittima e carnefice attraverso una dimensione psicosexuale. Quella citazione cinematografica non rimane un semplice riferimento. Diventa l’innesco di una riflessione più ampia sul fascismo non come fenomeno storico chiuso, ma come struttura libidinale persistente. Un’idea che McCarthy aveva già incontrato negli anni Sessanta leggendo La psicologia di massa del fascismo di Wilhelm Reich: il potere come desiderio, la sottomissione come pulsione.

Adolf, Eva e l’instabilità delle identità

Da queste premesse nasce il progetto A&E, sigla che concentra diversi livelli di significato:

  • Adolf & Eva

  • Adam & Eve

  • Arts & Entertainment

Tre sistemi simbolici – storia, mito e cultura contemporanea – vengono sovrapposti in una struttura volutamente instabile.

Nelle sessioni performative McCarthy interpreta un personaggio chiamato Adolf, figura che evoca contemporaneamente Hitler, il biblico Adamo e una caricatura grottesca dell’autorità patriarcale. Stangenberg assume invece il ruolo di Eva, identità fluida che attraversa Eva Braun, la Eva biblica, l’attrice, la madre, la figlia e l’amante. Le identità non si stabilizzano mai: si contaminano continuamente. Adolf si definisce americano, Eva è una attrice tedesca — un evidente rimando alle biografie reali dei due artisti. I ruoli familiari e sessuali si sovrappongono: Adolf si presenta come “Daddy”, Eva si definisce “daughter”, salvo poi invertire i ruoli. In questo gioco di slittamenti compare anche un ulteriore fantasma iconografico: Marilyn Monroe, che introduce un corto circuito tra immaginario hollywoodiano e memoria storica europea.

A&E, KILL YOUR ADOLFEVA, Santa Anita session_2020©PaulMcCarthy - CourtesyHouser&Wirth
A&E, KILL YOUR ADOLFEVA, Santa Anita session_2020©PaulMcCarthy – CourtesyHouser&Wirth

Disegnare come performance

I disegni esposti nascono direttamente durante queste sessioni performative. Realizzati mentre gli artisti agiscono nei rispettivi ruoli, i lavori su carta registrano segni rapidi, espressionisti, spesso violenti. Il gesto grafico diventa una traccia immediata dell’azione: improvvisazione, dialogo e conflitto sono parte integrante del processo. Più che opere finite, questi lavori mostrano il processo stesso della performance, trasformando il disegno in una forma di documento corporeo.

Paul McCarthy at SOLO CSV @ Courtesy SOLO

Paul McCarthy: il grottesco come critica culturale

Nato nel 1945 a Salt Lake City, Paul McCarthy è una delle figure più influenti dell’arte contemporanea americana. Fin dagli anni Sessanta ha sviluppato una pratica radicale che attraversa performance, video, installazione e scultura. Il suo lavoro nasce dallo scontro tra disciplina sociale, repressione e desiderio. Fin dalle prime opere McCarthy ha infranto i limiti tradizionali della pittura e dell’oggetto artistico, utilizzando materiali non convenzionali — cibo, fluidi corporei, rifiuti — e concependo la creazione come un’esperienza fisica e primitiva. La satira è una componente centrale della sua ricerca: feroce, disturbante, rivolta sia ai sistemi di potere sia alle zone più rimosse della soggettività. Attraverso figure grottesche e archetipiche, McCarthy espone ciò che si nasconde sotto la superficie civilizzata della cultura occidentale: aggressività, sessualità, ridicolo, violenza. Negli anni Novanta la sua pratica si è ampliata verso installazioni monumentali e sculture realizzate con materiali come vetroresina, silicone, animatronica e vinile gonfiabile. In questi ambienti deliranti si incontrano miti popolari, immaginario hollywoodiano e inconscio collettivo. Il risultato è un’esperienza che destabilizza lo spettatore, mettendo in crisi le aspettative percettive e fenomenologiche.

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Rebecca Pedrazzi
Classe 1982, laureata in Storia e Critica dell’Arte presso l’Università degli Studi di Milano con la tesi “Il Mercato dell’Arte nel decennio 1998-2008”. Dopo la laurea viaggia in Europa e si trasferisce a Londra. Rientrata a Milano, la sua città natale, lavora come Art-Advisor e commerciale nel settore Luxory. Ha collaborato con diverse testate, online e cartacee, con articoli di approfondimento sull’arte. Dopo aver conseguito il patentino da giornalista pubblicista, fonda nel 2017 NotiziArte, website di notizie d’arte e cultura. É autrice del libro "Futuri possibili. Scenari d'arte e Intelligenza Artificiale" edito con Jaca Book nel 2021.