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Le interviste ai giovani artisti dell’Accademia di Brescia: Diego Marchesi

Lo scorso marzo è stata inaugurata la mostra “Digital Attitude”, realizzata per mettere in luce le opere di 13 studenti del corso di Pittura e Scultura dell’Accademia bresciana. Questa esposizione – presentata da Var Digital Art e l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia e conclusasi il 30 marzo – ci ha fatto scoprire alcuni progetti artistici realizzati da giovani artisti che a mio avviso meritano la nostra attenzione. La mostra, a cura di Paolo Sacchini e Davide Sarchioni, intendeva riflettere sull’abituale impiego delle nuove tecnologie digitali nei processi della creazione artistica e nella produzione delle immagini, la cui pervasività apre molteplici scenari e interrogativi sul nostro presente.

Dietro alla mostra troviamo l’artista e docente Vincenzo Marsiglia che ci spiega che “le opere sono un prodotto di un laboratorio creativo collettivo in cui ogni partecipante ha messo in campo le proprie competenze e sensibilità artistiche per dar vita a una mostra che racconti tanto la relazione quanto il singolo”. Ho deciso di intervistare le artiste e gli artisti protagonisti con le loro opere di questa esposizione e aprire con loro un dialogo tra nuove tecnologie, arte, ambizioni e riflessioni sul rapporto tra creatività e tecnologia. Vi lascio all’intervista all’ artista Diego Marchesi. Buona Lettura

L’INTERVISTA A DIEGO MARCHESI

RP: Come hai scoperto la tua passione per l’arte?

DM: Il mio interesse per il mondo dell’arte in senso lato, nasce sicuramente dalla fascinazione suscitata da diversi prodotti vissuti fin dall’infanzia: musica, film, videogiochi, fumetti e immagini varie. Come molti, inizialmente sono stato affascinato dall’impatto estetico senza farmi troppe domande, poi crescendo e studiando ho avuto modo di capire perchè determinate opere attiravano la mia attenzione. Inoltre posso dire che uno dei fattori principali che mi ha avvicinato al mondo artistico è il disegno, più banalmente il desiderio di fare dei disegni, che si avvicinassero a quelli che io trovavo tanto entusiasmante guardare.

RP: Come artista emergente, come vivi questa realtà tra phygital e nuove tecnologie, tra nuovi tools e nuove opportunità anche virtuali?

DM: Partendo dalla premessa che principalmente mi interesso al disegno e al racconto per immagini, credo di vivere il panorama delle nuove tecnologie in un ottica pragmatica, utilizzo gli strumenti a mia disposizione per facilitare la realizzazione dei miei progetti. Cerco di rimanere aggiornato rispetto alle innovazioni, per via delle possibilità che permettono di esplorare. Per esempio l’uso di Photoshop facilita di molto il lavoro di un disegnatore, andando ad automatizzare e semplificare passaggi altrimenti tediosi e dispendiosi, sia economicamente che per quanto riguarda il tempo impiegato. Volendo io lavorare come racconta-storie per immagini, trovo particolarmente interessante come le persone vivano e utilizzino gli strumenti del loro tempo. É quindi affascinante vedere come tematiche vecchie come il mondo, si contestualizzino oggi, con particolarità legate all’innovazione tecnica, ritornando però sempre a quelle questioni esistenziali che connotano la vita umana.

RP: Ci sono delle tematiche in particolare che hanno ispirato il tuo lavoro, il tuo percorso artistico fino ad oggi?

DM: Sicuramente ci sono tematiche che mi toccano per vari motivi più di altre, risuonando con argomenti legati alla mia esperienza di vita, come per esempio il tema della paura di non essere mai abbastanza e la crudele indifferenza della realtà. Nel tempo però, continuo ad appassionarmi alle narrazioni di artisti che parlano di argomenti sempre diversi, spesso anche contrastanti tra loro. Però se devo identificare alcuni artisti in particolare che mi hanno influenzato direi sicuramente Miyazaki Hayao e Otto Dix, c’è ne sono molti altri, ma in questi due autori sono esemplificativi dei temi che mi interessano, primo tra tutti l’impossibilità di definire bene e male nell’essere umano.

RP: Hai partecipato alla mostra Digital Attitude organizzata da Var Digital Art e l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia che si è appena conclusa. Ci puoi descrivere l’opera che hai realizzato ed esposto?

DM:. La mia opera “Acque torbide” è un corto di animazione, realizzato con una estetica pixel art, tratto il tema della stagnazione, la paura dello sbagliare che finisce per bloccarci in un eterno tergiversare. Ho realizzato quest’opera per cercare di esorcizzare una condizione nella quale mi ritrovo spesso, temendo di non riuscire ad eccellere autosaboto me stesso per paura di essere mal giudicato. Un cane che si morde la coda, che lascia spazio a molti modi di essere raccontato.

Diego Marchesi

RP: L’esposizione Digital Attitude rappresenta lo step conclusivo – appunto la mostra – di un laboratorio creativo collettivo tenuto dal professore e artista Vincenzo Marsiglia all’Accademia di Brescia. Fronte anche a questa esperienza, quali sono le tue riflessioni sul rapporto tra creatività e tecnologia?

DM: Ho avuto modo di constatare come la tecnologia sia sempre stata in dialogo con l’arte, ogni epoca ha avuto i suoi interpreti che hanno utilizzato gli strumenti più congeniali alle loro necessità, lo stesso è per noi oggi. Sperimentare nuovi strumenti è fondamentale per scoprire diverse modalità espressive o meglio, apportare delle modifiche a quelle già esistenti. Non si può, infatti, parlare di un nuovo modo di fare arte ma di una rielaborazione costante ambientata in diversi contesti. La sfida è usare gli strumenti per creare opere intriganti, piuttosto di far si che l’unica cosa intrigante dell’opera sia lo strumento utilizzato.

RP: Quali sono le tecniche o i media artistici che preferisci utilizzare e quali vorresti sperimentare in un futuro prossimo?

DM: La mia più grande passione in questo senso è il disegno e la pittura, in varie forme, dalla carta al digitale. Negli ultimi anni mi sono poi approcciato all’animazione 2D e mi piacerebbe approfondirla meglio. Per quanto riguarda le tecniche che mi piacerebbe sperimentare di sicuro c’è la ceramica, nello specifico mi affascina l’idea di dipingere su un supporto poi da cuocere, diciamo che però questa mia voglia rimane più che altro uno sfizio che vorrei togliermi.

RP: Quali sono i tuoi progetti futuri?

DM: Attualmente sto lavorando ad una storia a fumetti tragicomica chiamata “Insidie”, che vuole unire un immaginario fantastico e un aspetto più drammatico legato alla durezza della vita. Con questo progetto poi, vorrei esplorare un estetica colorata, che unisca figurativo e astratto, giocando tra una grammatica fumettistica canonica e alcuni espedienti convenzionalmente attribuiti alla pittura.

Diego Marchesi © Artem Ivanov

Biografia: Diego Marchesi

Nato a Seriate il 10 agosto del 2000. Vive a Paratico. Si diploma in Servizi commerciali, opzione grafico pubblicitario e prosegue gli studi nell’ambito laureandosi alla triennale di pittura all’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia. Attualmente è iscritto all’Isia di Urbino prossimo a frequentare il corso di Progettazione Grafica ed Editoriale indirizzo Illustrazione. Si interessa al racconto tramite il disegno elaborando elementi psicologici, emotivi per creare immagini che meglio si prestino alla narrazione. Tra le mostre a cui ha partecipato: 2023 – mostra dedicata ai giovani artisti della II edizione del concorso “Letto ad Arte” promossa dal Cotonificio Zambaiti, finalista del medesimo concorso con l’opera Giusta distanza. Esposizione del cortometraggio Acque torbide alla mostra Digital Attitude in collabora- zione con Val Digital Art presso Var Group, Milano. Nel 2022 ricordiamo il Concorso Internazionale di Cortometraggi “Palashort” (vincitore del premio Menzione Speciale con il cortometraggio animato Acque torbide) e “Le Cicale Illustrate” (secondo classificato nel contest ).

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