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Quando l’Educational è una Mission per il museo: l’intervista a Patrizia Cerutti

Educational e musei

Future Inventors - Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, Milano

Educational & musei: Future Inventors

Milano. Lo scorso 2 dicembre, il Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci – insieme alla Fondazione Rocca – ha presentato un nuovo progetto di educazione alle STEM dedicato a insegnanti e studenti della scuola media. Un’innovativa proposta metodologica che coinvolge gli insegnanti (con un percorso di formazione dedicato), gli studenti ed ovviamente il Museo della scienza e della tecnologia che ha realizzato un  laboratorio ad hoc per l’esplorazione di tecnologie digitali e linguaggi artistici ed espressivi d’avanguardia. Per approfondimenti vi rimandiamo all’articolo dedicato: Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia lancia “Future Inventors”: l’innovativo programma d’insegnamento alle STEM

Future Inventors – Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, Milano © Galimberti

Educational nel museo: tra scienza, tecnologia e arte

I programmi di Educational realizzati dai musei per i più giovani, sono oggi più che mai importanti: gli studenti possono sperimentare la teoria che apprendono a scuola dove – in molti casi – non sono presenti laboratori attrezzati. E quando si parla di STEM e delle nuove tecnologie che rappresentano il futuro – alcuni musei hanno fatto un grande passo avanti realizzando programmi e laboratori di ultima generazione. Per scoprire il “dietro le quinte” di “Future Inventors” e per approfondire l’importanza e lo sviluppo dei programmi di Educational del Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci, ci siamo rivolti alla dottoressa Patrizia Cerruti, Responsabile Programmi per l’Educazione alle STEM al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci. Vi riportiamo la nostra intervista.

Buona lettura.

Intervista a Patrizia Cerutti – Responsabile Programmi per l’Educazione alle STEM al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci

RP: Già negli anni ’90 avevate sviluppato dei laboratori interattivi, nel 2009 creato il CREI – Centro per la Ricerca per l’Educazione Informale e nel 2014 inaugurato la Tinkering Zone. Possiamo dire che l’Educational è diventata negli anni sempre più una mission primaria del museo?

PC: Assolutamente sì e aggiungo un pezzettino che forse è meno noto. Il museo nasce nel 1953 con una missione profondamente educativa. Noi siamo uno dei primi luoghi culturali in Italia che realizza, già negli anni Cinquanta, uno spazio di formazione dedicato agli insegnanti, nel nostro caso erano insegnanti di fisica. Il nostro fondatore immaginava di poter avere, qui al museo, un centro per la formazione dei docenti orientato verso le Scienze Sperimentali, quindi un approccio alla scienza che non fosse solo teorico, ma anche sperimentale. Un bagaglio di esperienza che ci portiamo dalla nostra fondazione, di grande responsabilità.

Poi a partire dagli anni Novanta, la funzione Education, con  il lavoro di ricerca educativa, si incrementa grazie alla realizzazione di  di spazi educativi permanenti, i primi laboratori interattivi, in cui il nostro modello educativo evolve e cerca il più possibile di essere in ascolto di quelli che sono i bisogni della società, e riuscire a creare dei contesti di apprendimento e esperienza significativi per quelli che sono cittadini di oggi e saranno anche i cittadini del futuro.

Future Inventors – Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, Milano
RP: “Future Inventors” potrà diventare un modello da replicare ed ampliare in diverse scuole e realtà un futuro prossimo?

PC: Questo è ovviamente l’obiettivo primario del progetto e per raggiungere questo obiettivo abbiamo lavorato con un gruppo di insegnanti e studenti che hanno contribuito alla progettazione e stanno sperimentando proprio in questi mesi le attività e l’approccio che il progetto propone.. La co-progettazione, quindi il lavoro con gli insegnanti, ci aiuterà a restituire un approccio e delle attività nuove e  e di valore aggiunto proprio per la scuola. La possibilità di sperimentare attraverso risorse e competenze del museo, insieme ad un gruppo di insegnanti, per arrivare a un approccio educativo trasferibile a scuola, è uno degli obiettivi del progetto ed è anche la più grande sfida, 

Siamo fiduciosi, perché crediamo molto in questo approccio in “Future Inventors”.   Abbiamo messo in campo, in questi due anni di lavoro di ricerca educativa, tantissime energie – energie nostre, energie delle persone che abbiamo coinvolto  in qualità di esperti, energie degli insegnanti che hanno lavorato a livelli diversi con noi, 

RP: Come nasce il vostro laboratorio creato ad hoc per questo programma? Quali sono le linee guida che avete seguito per realizzarlo?

PC: Anche qui partiamo da quello che sappiamo. Nei nostri spazi educativi mettiamo al centro dell’esperienza lo studente.Poi come sappiamo L’ambiente è un educatore: ha un ruolo educativo fondamentale. Questo si sa, e quando noi andiamo a progettare uno spazio educativo, teniamo proprio in conto di come lo spazio può facilitare l’apprendimento con la modalità che ci siamo immaginati. In questo caso,  la chiave è una partecipazione attiva, e addirittura in certi casi, autonoma dei ragazzi.

Lo spazio “Future Inventors “ propone ai ragazzi delle esperienze artistiche immersive, propone il digitale non tanto come uno strumento, in quanto  i ragazzi, soprattutto alla scuola secondaria, sono circondati da tecnologie digitali che utilizzano prevalentemente come strumenti. Noi proviamo a immaginarci il digitale come un ambiente, un ambiente con delle sue caratteristiche, dove costruire competenze e conoscenze. In pratica spostiamo un po’ l’occhio con cui guardiamo al digitale normalmente. Proponiamo quindi ai ragazzi una parte di esplorazione immersiva di queste installazioni artistiche e poi un lavoro di tipo più sperimentale, incentrato sul lavoro di indagine. apriamo la scatola nera di queste installazioni, per capire come funzionano.

I rispetto alla tecnologia e ai fenomeni scientifici che sono dietro a queste installazioni, e poi farle proprie, attivando un processo creativo per realizzare una loro idea che magari risuona in qualche maniera con le installazioni che hanno visto, ma che fondamentalmente è loro. Questo è il percorso che ci siamo immaginati in “Future Inventors “

Future Inventors – Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, Milano
RP: Francamente anch’io farei un corso in quel laboratorio e non sono proprio una neofita delle tecnologie. Ma è veramente molto interessante.

PC: La cosa interessante di tutti i nostri spazi educativi e di tutto il nostro lavoro è che noi immaginiamo questi spazi tenendo in considerazione il target di riferimento. In questo caso sono i ragazzi della scuola secondaria di primo grado, ma diventano da subito risorse anche per un’altra utenza ed arrivare a tutti i nostri visitatori con attività diversificate: possono davvero essere uno strumento per tutti i nostri visitatori.

RP: Sarà sicuramente molto interessante: tutte queste nuove tecnologie hanno avuto un’ascesa velocissima in questi ultimi anni e credo che alcuni di noi ne siano rimasti un po’ straniti. Abbiamo tutti bisogno di aggiornarci per stare al passo coi tempi.

PC: Assolutamente sì e devo dire che è una delle cose di cui siamo sempre più consapevoli cioè che il digitale sta diventando un ambiente in cui noi costruiamo conoscenza e quindi dobbiamo starci dentro. Pervade così tanto le nostre vite, che cambia il nostro comprendere e orientarci nel mondo. Se siamo consapevoli di questo, allora possiamo cominciare a utilizzarlo con competenza.

RP: Quanto è importante l’insegnamento dell’arte nella sua specifica di arte digitale o generativa nel programma “Future Inventors”?

PC: Questa dimensione, diciamo così “estetica”,  , è intesa come un’esperienza che ognuno di noi fa, utilizzando a 360° il proprio modo di approcciare il mondo, attraverso i sensi, attraverso il movimento,  è fondante in “Future Inventors”. Riferendoci in particolare ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado, che sono il target primario, noi usciamo da un’esperienza che è quella della scuola primaria, dove i bambini e ragazzi costruiscono conoscenze e competenze attraverso un approccio abbastanza sperimentale. Alla scuola primaria in genere si sperimentano le cose e arriviamo poi alla scuola media, dove i ragazzi, anche fisicamente, vengono collocati davanti a un insegnante che propone l’attività e la lezione  seduti e fermi. Quindi tutta la parte sperimentale e di approccio attraverso l’esperienza, viene sostanzialmente molto ridotta alla scuola media. Quello che cerchiamo di fare è  restituire all’educazione e alle scienze questa dimensione che include anche il fatto che la scienza, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica abbiano una dimensione creativa. L’arte, il linguaggio artistico, allargano di più la capacità di raggiungere tutti, di raggiungere tutti ad un livello più approfondito, ad un livello diverso: un livello più profondo.

Ritengo l’educazione artistica a scuola – e l’arte – sicuramente siano uno strumento potente, uno strumento necessario e utile ai ragazzi sia per esprimere loro stessi che per comunicare agli altri. In questo contesto diventa ancora più potente perché riusciamo a leggere le STEM in maniera trasversale anche attraverso l’arte.

Future Inventors – Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, Milano
RP: Ci può spiegare come il programma “Digital Aesthetics”** interagisce con Future Inventors?

PC: Sicuramente parliamo di un lavoro di ricerca sul digitale che il museo sta portando avanti attraverso vari strumenti. “Future Inventors” è un progetto che ha proprio come target specifico i ragazzi della scuola secondaria di primo grado e in particolare la possibilità di introdurre nuovi approcci educativi per quel che riguarda l’educazione alle STEM, utilizzando anche installazioni artistiche digitali. Dall’altra parte, come dicevo prima, abbiamo il lavoro che noi portiamo avanti verso i nostri visitatori. Il nostro pubblico è amplissimo e accogliamo molti visitatori, da gruppi familiari agli adulti, ai giovani e agli adolescenti. “Digital Aesthetics” si inserisce proprio in questo filone, ci dà la possibilità, attraverso queste installazioni artistiche che abbiamo scelto, di arrivare ai visitatori in maniera più diretta, più efficace, più ampia, più inclusiva, raggiungendo anche quei visitatori che magari ritengono di non avere niente a che fare con la scienza e la tecnologia, o che credono che la scienza e la tecnologia siano argomenti lontani dalla loro esperienza o dal loro interesse. 

“Digital Aesthetics” è un programma che ci coinvolge nel proporre installazioni artistiche, ma anche nel creare dei contesti di dialogo con gli artisti e coi creativi, proprio per ragionare sulla tecnologia e sulla relazione fra tecnologia, scienza e i processi creativi, un tema su cui ci sembra importante in questo momento focalizzarsi. C’è un dialogo, ed è un dialogo costante. Alcune installazioni del programma “Digital Aesthetics” vengono proposte anche agli studenti che partecipano al progetto “Future Inventors”, quindi cerchiamo il più possibile di mettere insieme tutte queste esperienze per portare avanti il nostro lavoro di ricerca educativa.

RP: Future Inventors è un progetto ben strutturato con un programma in divenire.

PC: Assolutamente sì. I prossimi appuntamenti saranno tra marzo e aprile. Abbiamo degli artisti in residence che ospiteremo, per cui avremo modo di creare altre occasioni di dialogo per parlare delle installazioni digitali che abbiamo già al museo, magari anche implementarle con qualche altro lavoro. É un work in progress.

RP: Dalle macchine di Leonardo ad opere realizzate con Intelligenza Artificiale; dai primi laboratori di Educational a Future Inventors. Quali i prossimi progetti?

PC: Le dico due cose su cui stiamo lavorando. Abbiamo appena aperto un laboratorio dedicato alla chimica: è uno dei nostri laboratori storici, che è stato completamente rinnovato.

In realtà, anche in questo caso, ci siamo portati dietro un po’ dell’esperienza di “Future Inventors”, cercando di restituire all’esplorazione legata alla chimica questa dimensione estetica. Quindi gli studenti e gli insegnanti utilizzano degli strumenti che non sono quelli classici di un laboratorio di chimica, proprio per visualizzare le reazioni, sia attraverso la vista ma anche attraverso il suono, attraverso il rumore e gli altri sensi. Questo per rendere questo momento di ingaggio, anche per quel che riguarda la chimica, più ampio, a 360 gradi. Per farle un esempio: il programma del laboratorio di chimica andrà avanti per tutto l’anno scolastico – e anche oltre – con tutta una serie di attività sia per il pubblico che per i docenti e per gli studenti. 

Ultimissima cosa che inauguriamo prossimamente è un laboratorio – sempre dedicato all’educazione alle STEM – che si chiama “Base Marte”. In questo caso utilizziamo il gioco di ruolo dal vivo: i ragazzi sono invitati a partecipare ad una missione spaziale e ad esplorare, anche dal punto di vista sperimentale, tutta una serie di cose che riguardano la vita della base marziana, ma focalizzata sulle STEM. 

RP: Mi aspettavo qualche anticipazione sulle prossime mostre, ed invece mi ha raccontato altri interessanti progetti legati all’educational. Siete davvero estremamente attivi nel creare nuove opportunità di apprendimento per i più giovani nel vostro museo – e con l’ultimo progetto che include la gamafication – sempre al passo coi tempi.

PC: É nel nostro cuore ed è una cosa su cui chiaramente il museo investe molto e ci consente di fare un bel lavoro.

Future Inventors – Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, Milano
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