Dal 22 gennaio al 30 maggio 2027, la Galleria Harry Bertoia ospita una mostra inedita dedicata al maestro catalano. Un percorso tra poesia, oggetti quotidiani e sperimentazione materica, con opere presentate per la prima volta al pubblico e in Italia.
Pordenone inaugura il suo anno da Capitale italiana della Cultura 2027 nel segno di uno dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento: Joan Miró (1893-1983). Dal 22 gennaio al 30 maggio 2027, la Galleria Harry Bertoia ospiterà Joan Miró: la poesia degli oggetti e della materia, un progetto espositivo realizzato appositamente per la città in collaborazione con la Fundació Joan Miró di Barcellona. La mostra, curata da Véronique Dupas, presenta un nucleo di opere di particolare interesse: 20 lavori mai esposti prima al pubblico e altre 17 opere presentate per la prima volta in Italia. Un’occasione per approfondire aspetti meno conosciuti della ricerca dell’artista catalano, andando oltre le immagini più celebri del suo universo pittorico per esplorare la dimensione sperimentale della sua produzione. Il progetto propone una lettura trasversale dell’opera di Miró, mettendo in dialogo grafica, pittura, scultura, assemblaggi e libri d’artista. Al centro emerge una concezione dell’arte come processo di continua trasformazione, in cui materiali, segni e oggetti possono acquisire significati sempre nuovi.
Miró oltre la pittura: tra poesia e avanguardie
Il percorso espositivo si sviluppa attorno a tre nuclei tematici: poesia, oggetto e materia, tre elementi che attraversano l’intera produzione dell’artista e permettono di comprendere la complessità del suo linguaggio. La prima sezione indaga il rapporto di Miró con la poesia e con gli ambienti delle avanguardie parigine degli anni Venti. Il confronto con artisti e poeti, tra cui André Masson, contribuisce alla nascita di un linguaggio visivo nel quale segni, parole e immagini superano le convenzioni della rappresentazione tradizionale. Per Miró, la pittura non deve necessariamente descrivere la realtà, ma può evocare associazioni, suggestioni e mondi interiori. Il suo vocabolario visivo, fatto di forme essenziali, simboli e segni apparentemente spontanei, si avvicina così alla libertà espressiva della poesia. Particolare attenzione è riservata ad Adonides, libro d’artista realizzato in collaborazione con Jacques Prévert. L’incontro tra incisione e scrittura dà vita a un’opera nella quale parola e immagine partecipano alla stessa costruzione poetica, superando la tradizionale distinzione tra testo e illustrazione.
Quando gli oggetti quotidiani diventano arte
Uno degli aspetti più interessanti della mostra riguarda il rapporto di Miró con gli oggetti comuni, che l’artista raccoglieva, osservava e trasformava attraverso accostamenti inattesi. Materiali di recupero, elementi trovati e oggetti sottratti alla loro funzione originaria diventano il punto di partenza per nuove invenzioni plastiche. Nelle sue sculture e nei suoi assemblaggi, Miró riconosce nelle cose più semplici un potenziale espressivo capace di trasformare il quotidiano in una dimensione poetica. Le fotografie degli studi dell’artista, presenti nel percorso, permettono di entrare idealmente nei suoi spazi di lavoro e di comprendere quanto la raccolta e l’osservazione degli oggetti fossero parte integrante del processo creativo. Non si tratta soltanto di un gioco di associazioni formali. Attraverso l’ironia, le allusioni e le possibilità evocative degli oggetti, Miró costruisce un linguaggio personale nel quale la realtà viene continuamente reinterpretata. Anche la parola scritta assume un ruolo diverso da quello puramente comunicativo: lettere e caratteri tipografici entrano nelle composizioni come elementi visivi autonomi, partecipando alla costruzione dell’immagine.
La materia come linguaggio artistico
La terza sezione approfondisce un altro elemento fondamentale della ricerca di Miró: la sperimentazione sui materiali e sulle tecniche artistiche. Nel corso della sua carriera, l’artista esplora le potenzialità espressive di superfici, supporti e procedimenti differenti, passando dalla pittura alla scultura, fino alle tecniche incisorie. Una ricerca nella quale la materia non rappresenta soltanto il supporto dell’immagine, ma diventa parte integrante dell’opera. Tra le tecniche approfondite figura il carborundum, un procedimento incisorio che permette di ottenere superfici stampate caratterizzate da rilievi e da una particolare intensità materica. Attraverso questa tecnica, Miró amplia le possibilità espressive della grafica, attribuendo alla superficie una presenza quasi scultorea. La mostra evidenzia inoltre l’influenza della calligrafia giapponese, soprattutto dopo il viaggio compiuto dall’artista in Giappone nel 1966. Il gesto, il movimento e l’utilizzo del nero assumono una nuova centralità, mentre la sperimentazione si estende a supporti non convenzionali come legno, juta e masonite. Ne emerge una visione dell’arte nella quale pittura, scultura e incisione non costituiscono linguaggi separati, ma territori di ricerca interconnessi.
Le opere inedite della Fundació Joan Miró
Uno degli elementi di maggiore interesse dell’esposizione è la collaborazione con la Fundació Joan Miró di Barcellona, che custodisce un patrimonio fondamentale per lo studio dell’artista. I 20 lavori presentati per la prima volta provengono dalla collezione della Fondazione, alla quale furono donati dallo stesso Miró. Il nucleo consente di approfondire in particolare la sua attività di incisore e litografo, un ambito centrale della sua produzione che rivela tanto la libertà sperimentale quanto la volontà di rendere l’arte accessibile a un pubblico più ampio. Come sottolinea Maribel López Zambrana, direttrice della Fundació Joan Miró, l’incisione e la litografia rappresentavano per l’artista anche strumenti di democratizzazione dell’arte, capaci di favorire una più ampia diffusione delle immagini e del suo linguaggio poetico. Il percorso sarà inoltre arricchito da fotografie, video e una colonna sonora originale composta per l’occasione, offrendo ulteriori chiavi di lettura dell’universo creativo di Miró.
Pordenone 2027: la Galleria Harry Bertoia inaugura una nuova stagione
L’esposizione segna anche un momento significativo per la Galleria Harry Bertoia, oggetto di un intervento di ristrutturazione e riqualificazione finalizzato ad accogliere progetti espositivi di rilievo internazionale. La mostra è promossa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, attraverso PromoTurismoFVG, e dal Comune di Pordenone, prodotta da Suazes in collaborazione con la Fundació Joan Miró, con Crédit Agricole Italia come main partner. Per Pordenone, l’appuntamento rappresenta uno dei primi risultati concreti del percorso verso il 2027 e pone al centro il ruolo della cultura nella trasformazione e nella valorizzazione del territorio.
Ma il valore della mostra risiede soprattutto nella possibilità di incontrare un Miró meno conosciuto, lontano da una lettura limitata ai suoi celebri simboli pittorici. Un artista che ha continuato a interrogare le possibilità del linguaggio visivo, sperimentando materiali, tecniche e relazioni tra discipline differenti. Joan Miró: la poesia degli oggetti e della materia invita così a riscoprire una dimensione essenziale della sua ricerca: la capacità di guardare oltre la funzione e l’apparenza delle cose, trasformando anche un oggetto comune, un segno o una superficie in una nuova possibilità di immaginazione.
Informazioni sulla mostra
Titolo: Joan Miró: la poesia degli oggetti e della materia
Sede: Galleria Harry Bertoia, Pordenone
Date: 22 gennaio – 30 maggio 2027
Curatrice: Véronique Dupas
Promotori: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoTurismoFVG e Comune di Pordenone
Produzione: Suazes
In collaborazione con: Fundació Joan Miró, Barcellona
