A Spazio C.O.S.M.O., fino al 31 gennaio 2027, una personale tra sculture con rivelatori di particelle, prospettive inconciliabili e un dialogo con l’intelligenza artificiale di Meta.
Che cosa accade quando due osservatori descrivono lo stesso evento in modi diversi? E quale spazio possiamo riconoscere al disaccordo nella costruzione della nostra esperienza del mondo? Sono questi alcuni degli interrogativi che Luca Pozzi affronta in Wigner’s Friends. L’amico di Wigner è mio amico (anche se non siamo mai d’accordo), la mostra personale in corso a Spazio C.O.S.M.O. a Milano, visitabile su appuntamento fino al 31 gennaio 2027.
Inaugurata l’11 ottobre, l’esposizione riunisce ricerca artistica e pensiero scientifico in un’installazione site-specific composta da sculture con rivelatori di particelle integrati. Pozzi prende le mosse dall’esperimento mentale dell’Amico di Wigner per sviluppare una riflessione sulla posizione dell’osservatore, sui limiti della conoscenza e sulla possibilità di accogliere descrizioni differenti della realtà.
L’osservatore e le possibilità del reale
Nel progetto, il riferimento alla fisica quantistica diventa il punto di partenza per interrogare il nostro modo di conoscere. Pozzi concentra l’attenzione sul rapporto tra chi osserva e il sistema osservato, esplorando la distanza che può separare prospettive interne ed esterne a uno stesso evento. Le sculture con rivelatori di particelle integrati portano questa ricerca nella dimensione materiale dell’opera. L’incontro tra linguaggio plastico e strumentazione scientifica permette all’artista di mettere in relazione ciò che percepiamo con fenomeni che sfuggono all’esperienza ordinaria. Spazio C.O.S.M.O. assume così, nella concezione dell’artista, la forma di una “scatola quantistica”: un ambiente nel quale il pubblico è invitato a interrogare la soglia tra il dentro e il fuori, tra la propria esperienza e le possibili descrizioni di un altro osservatore.
Essere amici, anche nel disaccordo
Il sottotitolo della mostra introduce una dimensione relazionale che attraversa l’intero progetto. L’amico di Wigner è mio amico (anche se non siamo mai d’accordo) porta infatti la riflessione dall’osservazione all’alterità. Nella proposta di Pozzi, essere amici significa riconoscere una relazione anche quando le interpretazioni divergono. L’artista assume il disaccordo come una condizione da esplorare, ponendo al centro la possibilità di appartenere a un contesto comune senza condividere una lettura univoca degli eventi. Da questa prospettiva, la mostra apre una domanda che supera il riferimento scientifico: come possiamo riconoscere il punto di vista dell’altro quando non coincide con il nostro? Il percorso artistico offre uno spazio per sostare in questa complessità, senza risolverla in una risposta definitiva.
Il dialogo con l’intelligenza artificiale
Parte integrante dell’esposizione è la trascrizione di una conversazione tra Luca Pozzi e l’intelligenza artificiale di Meta, sviluppata tra il 28 agosto e il 1° settembre 2026. L’artista interroga l’IA assumendo il punto di vista di chi si avvicina alla fisica quantistica senza una preparazione specialistica. Attraverso domande e passaggi successivi, cerca di individuare i momenti nei quali le categorie del senso comune diventano insufficienti per affrontare i concetti discussi. La presenza della trascrizione rende accessibile una parte del processo di ricerca che accompagna le opere. Il pubblico può così seguire il percorso delle domande e confrontarsi con il linguaggio utilizzato per avvicinare contenuti complessi. In questo progetto, Pozzi coinvolge l’intelligenza artificiale come interlocutrice di un’indagine che affianca la pratica scultorea e la riflessione teorica.
Luca Pozzi: una ricerca tra arte e scienza
Nato a Milano nel 1983, Luca Pozzi sviluppa una pratica interdisciplinare tra arte, fisica, cosmologia e informatica. Dopo la laurea in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera e le specializzazioni in Computer Graphics e Sistemi, ha intrecciato il proprio percorso con comunità scientifiche legate alla gravità quantistica, al Compact Muon Solenoid del CERN e al Fermi Large Area Telescope. Nelle sue installazioni impiega sculture con rivelatori di particelle, oggetti in levitazione elettromagnetica, realtà virtuale, realtà aumentata, intelligenza artificiale e fotografia performativa. Con Wigner’s Friends prosegue questa ricerca, portando nello spazio espositivo una domanda sul rapporto tra conoscenza ed esperienza: quanto dipende dal luogo dal quale osserviamo ciò che chiamiamo realtà?
Rivelatore di particelle, ceramica, piedistallo in legno laccato. Dim. 32x18x19 cm. courtesy / Luca Pozzi Hyperstudio
Informazioni Utili
Luca Pozzi – Wigner’s Friends
L’amico di Wigner è mio amico (anche se non siamo mai d’accordo)
Spazio C.O.S.M.O., presso lo studio di Luca Pancrazzi ed Elena El Asmar
Via Paolo Paruta 59, Milano – MM Cimiano
Fino al 31 gennaio 2027, solo su appuntamento
Contatti: spaziocosmo@yahoo.com | 339 5977889
