A Venezia, alla Kelterborn Collection, la mostra curata da Anastasia Stravinsky e Mario von Kelterborn indaga i dispositivi invisibili di comando, consenso e sorveglianza che attraversano la vita quotidiana
Il potere non si manifesta sempre attraverso un ordine esplicito, un gesto autoritario o una struttura immediatamente riconoscibile. Molto più spesso agisce sottotraccia: si insinua nel linguaggio, nelle abitudini, nelle procedure amministrative, nei sistemi di sorveglianza e nelle infrastrutture che regolano silenziosamente il nostro modo di vivere e interpretare la realtà.
È da questa dimensione discreta, e proprio per questo particolarmente pervasiva, che prende avvio Who’s a good boy??, la mostra ospitata dalla Kelterborn Collection di Venezia, alla Giudecca, fino al 27 settembre 2026. Curato da Anastasia Stravinsky e Mario von Kelterborn, in collaborazione con IKT – International Association of Curators of Contemporary Art, il progetto riunisce opere di Victor Alarcon, Swen Bernitz, Joseph Beuys, Claire Fontaine, Teboho Edkins, Gary Hill, Renzo Martens, Laure Prouvost, Anke Röhrscheid, Sung Tieu, Nora Turato, Ulay e Mariana Vassileva.
Il percorso si inserisce nel programma espositivo che accompagna la 61. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e stabilisce un dialogo con il tema della Biennale, In Minor Keys. Il concetto di “minore” non viene tuttavia interpretato come una semplice categoria formale o stilistica, ma diventa una prospettiva attraverso cui osservare la contemporaneità. Una tonalità apparentemente laterale, capace però di far emergere ciò che le grandi narrazioni tendono a lasciare ai margini. Invece di concentrarsi sulle manifestazioni più evidenti dell’autorità, la mostra invita quindi a riconoscere i meccanismi attraverso cui il potere viene interiorizzato, riprodotto e reso familiare. Le opere costruiscono una riflessione sulle relazioni tra individuo e sistema, mostrando come il controllo possa esercitarsi anche attraverso parole rassicuranti, comportamenti appresi e forme di consenso che sembrano nascere spontaneamente.
Sung Tieu Moving Target Shadow Detection Video still
2022
Un titolo tra rassicurazione e comando
Il titolo della mostra riprende quello di un’opera di Nora Turato. Who’s a good boy?? è una frase che richiama immediatamente il linguaggio utilizzato per premiare un comportamento obbediente. Un’espressione affettuosa e apparentemente innocua, dietro la quale si può però intravedere una precisa relazione gerarchica: qualcuno impartisce un comando, qualcun altro viene addestrato a rispondere correttamente. È proprio questa ambivalenza a costituire uno dei nuclei più interessanti del progetto. La domanda ironica contenuta nel titolo mette in crisi il confine tra educazione e disciplinamento, tra approvazione e controllo, tra desiderio di essere riconosciuti e necessità di conformarsi alle aspettative altrui.
Il linguaggio non è mai uno strumento neutrale. Può rassicurare, includere e creare appartenenza, ma può anche stabilire ruoli, distribuire autorità e definire i limiti di ciò che può essere detto o fatto. Nella mostra, parole, immagini, video e dispositivi installativi diventano così strumenti attraverso cui osservare i processi di costruzione del consenso.
Il potere nelle sue forme quotidiane
Le opere selezionate non compongono un racconto lineare, ma una sorta di partitura fatta di registri, temporalità e posizioni differenti. Artisti appartenenti a generazioni diverse si confrontano con temi che attraversano la storia recente e il presente: la sorveglianza, la propaganda, la burocrazia, l’identità, il colonialismo, la manipolazione delle immagini e il rapporto tra corpo e istituzioni. La presenza di figure storiche come Joseph Beuys e Ulay, accanto a protagonisti della videoarte come Gary Hill e ad artisti contemporanei quali Claire Fontaine, Renzo Martens, Laure Prouvost, Sung Tieu e Nora Turato, consente di leggere queste questioni non come fenomeni isolati, ma come parte di una ricerca che attraversa decenni di pratiche artistiche. A emergere è soprattutto la capacità dell’arte di rendere percepibili strutture che, pur influenzando profondamente l’esperienza individuale, rimangono spesso invisibili. Il potere si manifesta infatti non soltanto nelle istituzioni o nei grandi sistemi politici ed economici, ma anche nei gesti ripetuti, nelle classificazioni, nei documenti, nelle interfacce tecnologiche e nelle modalità attraverso cui impariamo a guardare noi stessi e gli altri. In questo senso, Who’s a good boy?? non propone risposte definitive. Il progetto preferisce creare uno spazio di interrogazione, chiedendo al visitatore di prestare attenzione ai dettagli, alle dissonanze e ai significati nascosti dietro ciò che appare normale.
Una collezione come spazio di ricerca – Kelterborn Collection
La mostra riflette l’identità della Kelterborn Collection, fondata da Julia e Mario von Kelterborn e caratterizzata da una particolare attenzione verso pratiche artistiche capaci di affrontare questioni politiche, sociali e filosofiche complesse. La collezione comprende nuclei significativi di opere di artisti come Hito Steyerl, Richard Mosse, Harun Farocki, Taryn Simon, Gary Hill e Mariana Vassileva, affiancati da ricerche emergenti sostenute fin dalle prime fasi del loro sviluppo. Nel corso degli anni, suoi progetti espositivi sono stati presentati in diverse istituzioni europee e asiatiche, da Brema e Francoforte fino a Seoul.
Negli spazi raccolti della sede veneziana, lontani dalla monumentalità e dalla densità dei principali circuiti della Biennale, le opere possono essere osservate all’interno di una dimensione più intima. Una condizione particolarmente adatta a un progetto che richiede tempo, ascolto e disponibilità a cogliere le forme meno appariscenti attraverso cui il potere entra nella quotidianità. A pochi mesi dalla conclusione della Biennale di Venezia, Who’s a good boy?? rappresenta dunque l’occasione per soffermarsi su una delle questioni centrali del nostro tempo: comprendere non soltanto chi detiene il potere, ma attraverso quali linguaggi, comportamenti e dispositivi esso riesca a diventare parte integrante della nostra percezione del mondo.
Informazioni Utili
Who’s a good boy??
A cura di Anastasia Stravinsky e Mario von Kelterborn
In collaborazione con IKT – International Association of Curators of Contemporary Art
Kelterborn Collection
Giudecca 710/C, Venezia
Fino al 27 settembre 2026
Dal martedì al sabato, dalle ore 11.00 alle 17.00
Ingresso libero
