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HYDRON³ ai Bagni Misteriosi: Giovanni Motta e il mito contemporaneo dell’eterna giovinezza

Giovanni Motta, Essence Beat_Acrylic on canvas_110x150cm_dettaglio copia

Giovanni Motta, Essence Beat_Acrylic on canvas_110x150cm_dettaglio

Al Teatro Franco Parenti di Milano, dal 26 marzo al 12 aprile, il nuovo progetto di Giovanni Motta mette in scena un’esperienza immersiva che trasforma il desiderio di durata in racconto, visione e tensione critica

C’è un racconto ormai molto antico ma che continua a riemergere ogni volta che l’uomo tenta di sottrarre alla natura ciò che non gli appartiene davvero. Nell’Epopea di Gilgamesh, una pianta capace di restituire la giovinezza viene trovata e subito perduta: a portarla via è un serpente, figura archetipica di trasformazione e di soglia, che riconduce il segreto della rigenerazione a una dimensione che sfugge al possesso umano. È un mito che parla di desiderio, ma anche di limite. E forse è proprio da lì che conviene partire per entrare in HYDRON³ – Time is over. Drink eternity, il nuovo progetto di Giovanni Motta, a cura di Ivan Quaroni, ospitato ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti di Milano dal 26 marzo al 12 aprile 2026.

Giovanni Motta, Gradient of Awarness_Acrylic on canvas_110x160_courtesy of the artist copia

Più che una semplice mostra, HYDRON³ si configura come una mostra-evento a tempo, costruita come un dispositivo narrativo e sensoriale che adotta i linguaggi della comunicazione contemporanea per trasformarli in materia artistica. Al centro del progetto c’è una sostanza immaginaria che promette l’eterna giovinezza: un’acqua impossibile, seducente, mitica, che viene presentata come se fosse un prodotto reale, desiderabile, immediatamente assimilabile all’estetica del branding, del lancio pubblicitario, dell’esperienza da condividere. Ma ciò che interessa davvero Motta non è la promessa in sé: è il meccanismo culturale che la rende plausibile.

Il progetto espositivo prende forma infatti attorno a una parabola molto precisa. In origine, questa sostanza appartiene alla natura: è un dono primario, una possibilità aperta, una forma di energia non ancora corrotta. Ma, come spesso accade nei racconti fondativi e nelle derive più lucide del presente, interviene l’uomo. La intercetta, la isola, la interpreta secondo logiche di appropriazione e la converte in valore simbolico, in esclusività, in oggetto di desiderio. HYDRON³ diventa così il nome di una promessa manipolata, il segno di una contemporaneità in cui persino il tempo, la vitalità e l’idea stessa di rinnovamento possono essere riformulati come esperienza confezionata.

Hydron3
Giovanni Motta
Bagni Misteriosi
Milano – Italy
25/03/26
Ph: Federico Capretti
giovannimotta.it

In questo quadro, la figura di Question Mark introduce un elemento decisivo. È il personaggio che incarna l’atto di cattura, la trasformazione di una risorsa originaria in dispositivo di potere. Non è solo un villain narrativo, ma una presenza emblematica: un’identità opaca, quasi intercambiabile, che non vale tanto per ciò che è individualmente, quanto per ciò che rappresenta. È il volto senza volto di un sistema che assorbe, riformatta e redistribuisce il desiderio. Inserire questa figura nel progetto significa spostare la lettura di HYDRON³ da un immaginario semplicemente fantastico a una riflessione più sottile sul modo in cui il presente organizza le proprie mitologie. L’esperienza immersiva costruita da Motta lavora proprio su questa soglia ambigua tra fascinazione e critica. Il visitatore non è posto di fronte a un racconto lineare, ma viene accompagnato dentro un ambiente che alterna attrazione e tensione, intrattenimento e inquietudine. Lupi, soglie, materia ghiacciata, allusioni a un universo artificiale ma insieme rituale: tutto concorre a costruire un’atmosfera in cui il linguaggio dell’evento contemporaneo — spettacolare, condivisibile, iper-visivo — viene esasperato fino a rivelare le proprie implicazioni simboliche.

Ma HYDRON³ non si esaurisce nello “show”. Ed è proprio qui che il progetto acquista spessore. Una volta oltrepassata la dimensione più performativa e installativa, resta la pittura. Resta il tempo lento dell’immagine. Resta soprattutto JonnyBoy, figura cardine dell’universo di Motta da oltre vent’anni e presenza che attraversa l’intera sua ricerca come una sorta di costante psichica e visiva. Ridurre JonnyBoy a semplice character sarebbe limitante. Nelle opere di Motta, e in particolare in questo progetto, il personaggio funziona piuttosto come una astrazione della giovinezza, o meglio come la forma simbolica di uno stato interiore che precede la piena corruzione del desiderio. Non rappresenta l’infanzia in senso illustrativo, ma qualcosa di più complesso: una soglia percettiva, una disponibilità allo stupore, una vulnerabilità ancora integra, una riserva di immaginazione non del tutto assorbita dalle logiche dell’utilità.

The Nature of Pain_50x70cm_courtesy of the artist

Nella sala principale dei Bagni Misteriosi, tra i dipinti realizzati da Motta, JonnyBoy riappare immerso in una natura lussureggiante, densa di vegetazione, di fioriture, di una vitalità quasi eccedente. Qui il progetto cambia ritmo e tono. Se l’evento iniziale mette in scena la costruzione pubblica del possesso, la pittura sembra invece ricondurre tutto a una dimensione più interiore, più silenziosa, più resistente. È come se l’artista introducesse una frattura interna al proprio stesso dispositivo: da una parte la promessa artificiale dell’eterna giovinezza, dall’altra la permanenza di una giovinezza che non si lascia pienamente convertire in formula, in slogan, in prodotto.

“In questa sorta di Concept Store, la versione installativa di un Mall commerciale, si serve cibo preparato con coloranti naturali a base di Hydron³. Sulle pareti, in totale antitesi con il mood del posto, si squaderna una teoria dei dipinti di JonnyBoy, personificazione della giovinezza eterna, del bambino interiore, dello spirito indomito e avventuroso dell’infanzia. Il contrasto tra quel simbolo e l’advertising accattivante di Hydron³ non potrebbe essere più evidente. Eppure, proprio la sequenza di dipinti è la chiave per comprendere il senso dell’intero progetto, l’idea che certi stati percettivi permanenti possano essere raggiunti solo attingendo a una sostanza psichica profonda, a una riserva interiore che l’artista traduce in pittura attraverso una combinazione di introspezione, tecnica e disciplina immaginativa.” Ivan Quaroni, curatore della mostra

Ed è forse in questa tensione che HYDRON³ trova il suo nucleo più interessante. La bevanda dell’eterna giovinezza può essere intercettata, messa in bottiglia, narrata, spettacolarizzata, persino venduta come simulacro di esperienza. Ma la giovinezza autentica — se esiste ancora come figura pensabile — non coincide con ciò che viene commercializzato. Resta altrove. Sopravvive come immagine, come stato simbolico, come apparizione che la pittura riesce ancora a trattenere senza consumarla del tutto. In questo senso, il progetto di Giovanni Motta si muove su un doppio registro che lo rende più interessante di quanto una prima lettura possa suggerire. Da un lato, utilizza consapevolmente i codici dell’estetica pop, dell’intrattenimento, della costruzione immersiva e del linguaggio pubblicitario. Dall’altro, li attraversa per interrogare un nodo molto più profondo: il rapporto contemporaneo tra tempo, desiderio, coscienza e immagine.

Hydron3
Giovanni Motta
Bagni Misteriosi
Milano – Italy
25/03/26
Ph: Federico Capretti
giovannimotta.it

Se oggi ogni aspirazione tende a essere trasformata in promessa immediata, e ogni mancanza in occasione di consumo, HYDRON³ mette in scena proprio questo slittamento. E lo fa senza rinunciare alla seduzione visiva, anzi usandola come trappola intelligente. Perché il vero punto, alla fine, non è capire se l’elisir esista. Il vero punto è domandarsi che cosa siamo disposti a credere — e a comprare — pur di non accettare il fatto che il tempo non si può possedere.

“In questa prospettiva JonnyBoy diventa un topos concettuale in cui la pittura distilla e riorganizza il materiale narrativo, dandogli una struttura più salda. Le tele diventano, allora, il luogo di sedimentazione dell’immaginario, il momento in cui la narrazione, spogliata dagli apparati scenici e performativi, acquisisce un ritmo interno più leggibile e una qualità percettiva che appartiene soltanto alla pittura.” Ivan Quaroni, curatore della mostra

Eppure, in questo scenario, qualcosa continua a salvarsi. O almeno a resistere. È JonnyBoy, presenza ostinata e sospesa che resta sulla tela come ciò che non può essere completamente addomesticato. Se HYDRON³ è il racconto contemporaneo della cattura del desiderio, allora la pittura di Motta sembra suggerire che esista ancora un luogo in cui quel desiderio può sottrarsi alla sua piena assimilazione. Non nella promessa. Non nel marchio. Ma nell’immagine.

Informazioni utili

HYDRON³
di Giovanni Motta
a cura di Ivan Quaroni

Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti
Via Carlo Botta 18, Milano

Date: 26 marzo – 12 aprile 2026
Opening: 25 marzo 2026, ore 19.00
Ingresso: dal 26 marzo, €5

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